Lavoro femminile, lavoro povero. Diciamo basta! Diciamo SCIOPERO!

2 dicembre 2022 Sciopero




Il 25 novembre, come ogni anno, si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Sappiamo che i luoghi di lavoro sono fra gli ambienti dove si consuma la violenza patriarcale, nel 2016 l’Istat (2016) ha rilevato una percentuale dell’8,9% di donne lavoratrici che ha subito molestie, ricatti, ostacoli, mobbing.
Come Sial Cobas crediamo che le possibilità di miglioramento complessivo nei luoghi di lavoro dipendono molto da come si affrontano collettivamente, in solidarietà, violenze e discriminazioni.
Quindi tocca anche a noi evitare questi episodi e vigilare in ogni luogo.
Inoltre, anche lo sfruttamento economico contro cui ci battiamo quotidianamente è un’espressione violenta ed oppressiva, quindi patriarcale.
È un fatto che le donne guadagnino meno degli uomini, che siano coloro che subiscono di più i licenziamenti e che in molte non abbiano un posto di lavoro. In Italia il tasso di disoccupazione femminile è altissimo, con una rilevante differenza Nord e Sud.
Nel 2020 le lavoratrici europee hanno guadagnato il 16% in meno degli uomini, è risaputo che vi sia meno partecipazione al mercato del lavoro, più ricorso al part-time e alle interruzioni di carriera.
Inoltre, come abbiamo già denunciato, spesso il lavoro femminile è lavoro povero: i settori malpagati sono settori in cui sono impiegate prevalentemente le donne: l’educazione, il turismo, il lavoro domestico, il lavoro sociale, la maggior parte delle figure sanitarie.
A questo si accompagna un’alta percentuale di donne che perdono il lavoro quando hanno dei figli, e lo stesso fatto di avere dei figli comporta statisticamente una diminuzione del salario nei 24 mesi successivi al parto (rispetto a donne che non hanno avuto figli). Per i padri invece generalmente non cambia nulla.
Inoltre, essere madri comporta considerevoli ostacoli rispetto alle prospettive di carriera.
In molti contratti la maternità non è riconosciuta al 100%.

La conciliazione vita lavoro è ben lungi da essere diffusa nelle Aziende, il “multitasking” di cui sono capaci le donne è utilizzato come una scusa per giustificare il sovraccarico (non riconosciuto) nel concreto dell’attività lavorativa, con tutte le conseguenze (esistenziali, materiali, psicologiche e fisiche) che questo comporta. La soluzione dello smart working, spesso presentata dalle Aziende come una soluzione di conciliazione vita – lavoro, in molti casi non ha giovato alla vita e alla libertà di molte lavoratrici.

L’Italia si posiziona al 63esimo posto nella classifica globale annuale del WEF (Word Economic Forum) rispetto al Global Gender Gap e in fondo nella classifica europea per il sottoindice che misura la partecipazione e le opportunità economiche.
Il gap salariale e tutti questi fattori comportano meno libertà nelle scelte delle donne e investono tutte le sfere della vita, non solo quella economica.
Questo problema ci riguarda tutte e tutti.
Dovremmo chiederci: quanto vale il lavoro delle donne in questo Paese?
Quanto vorremmo che valesse?
Come ci organizziamo perché la situazione migliori?
Servono investimenti specifici e sanzioni (non simboliche) per chi sfrutta il lavoro femminile o lo sottopaga. I rapporti di parità che le Aziende sono obbligate a consegnare al Ministero non bastano se non sortiscono soluzioni ai problemi. I rapporti di parità nelle aziende oltre 50 dipendenti vengono consegnati anche alle rappresentanze sindacali; può essere un primo momento di confronto e verifica delle differenze aziende per azienda?
La corsa alla Certificazione di parità di genere (che garantisce sgravi fiscali) sarà solo una formalità se non faremo emergere contraddizioni in ogni luogo di lavoro in solidarietà e attraverso il protagonismo di ciascuna e ciascuno, organizzazione, sindacalizzazione ed elezioni di delegati che siano davvero rappresentativi delle istanze collettive.

Organizziamo momenti di discussione, assemblee, anche fuori orario, suscitiamo solidarietà ed organizzazione contro tutte le forme di violenza.
Prepariamo cartelli contro la violenza, per la libertà delle donne e contro il gap salariale.
Mettiamo il problema all’ordine del giorno nei nostri luoghi di lavoro il giorno dello sciopero.

Protestiamo e scioperiamo
– contro la violenza sulle donne e le discriminazioni, nei luoghi di lavoro e ovunque
contro il lavoro povero, perché il lavoro povero è in gran parte lavoro femminile.
– perché il lavoro delle donne vale e deve valere di più
– contro il divario salariale donna – uomo