In Francia si cerca e si pratica la “convergenza delle lotte”. Non per correggere la Loi Travail, ma per riscrivere un nuovo Codice del lavoro

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In Francia si cerca e si pratica la “convergenza delle lotte” contro la LOI TRAVAIL

E’ dalla presentazione della “Loi Travail”, il progetto di riforma del Codice del Lavoro della Ministra El Khomri, che la Francia ribolle di scioperi, manifestazioni e petizioni per il ritiro della proposta di legge.

L’impianto di fondo consiste nel conferire più potere alla contrattazione di secondo livello. Questo significa che si potranno avere accordi aziendali in deroga agli accordi di categoria e alle leggi del lavoro contenute nel Codice dal Lavoro. Ne saranno svantaggiati i lavoratori delle aziende più piccole dove prevalgono contratti a tempo parziale e minore è la capacità di contrapposizione alla volontà padronale (svuotare di contenuti il contratto nazionale ha un suo perché…).

Dato questo impianto, seguono, a pioggia, tutta una serie di dispositivi miranti a massimizzare lo sfruttamento ed erodere la possibilità di difesa dei lavoratori: maggiore facilità di licenziamento; massima flessibilità nell’organizzazione aziendale in termini di turni, orari, contratti; straordinari con maggiorazione irrisoria; minore potere di controllo e prevenzione dei medici del lavoro. Tra queste misure spicca l’attacco indiretto alle 35 ore, conquistate 20 anni fa ed erose a poco a poco fino a quest’ultima proposta di liberalizzazione dell’orario di lavoro.

Riforme che si ripropongono quasi identiche in tutta Europa, spacciate per misure di austerità e di rilancio dell’economia, ma che in realtà servono solo a comprimere il costo del lavoro e i diritti dei lavoratori per garantire i profitti delle imprese e degli azionisti.

I francesi però sembrano aver capito che la perdita di diritti non equivale a più posti di lavoro. La prima manifestazione autoconvocata, partita da un appello su facebook che è subito diventato virale, è stata il 9 marzo. Alcuni  sindacati hanno partecipato e sostenuto le iniziative e la pressione sul governo è stata tale da portarlo a ritirare alcune delle norme più vergognose del testo. Questo è bastato per rompere il fronte sindacale: i sindacati CFDT, CFTC e CGC hanno espresso soddisfazione accollandosi il merito di aver contribuito a migliorare la legge. Ma altre organizzazioni sindacali e studentesche, la CGT, Solidaires, FSU, CNT-SO, LAB, FO, UNEF, UNL, FIDL hanno scelto la strada del coordinamento intersindacale delle lotte, lanciando un appello alla mobilitazione per il 31 marzo, che è stata imponente, con più di un milione di persone nelle strade di tutto il paese.

Nel mezzo si sono susseguite numerose altre giornate di lotta. Molte categorie e militanti della CFE-CGC e della CFDT hanno rigettato la linea dei vertici sindacali e hanno continuato le mobilitazioni. C’è stato poi il 9 aprile, con scioperi intersindacali e cortei e il diffondersi ovunque della NUIT DEBOUT, la “notte in piedi”, per riappropriarsi degli spazi pubblici, rimanendo a discutere su come proseguire la lotta e cosa conquistare. Perché questo movimento non è in cerca di compromessi né di qualche ritocco alla legge. Vuole il ritiro della legge. E alcune sue componenti spingono per andare oltre una lotta difensiva.

Riscrivere il Codice del Lavoro, cominciando con la riduzione d’orario a 32 ore settimanali !

L’attacco oltraggioso portato ai lavoratori è tale che si sente l’esigenza di rovesciare il tavolo e scrivere un nuovo Codice del Lavoro, che sia adeguato alle trasformazioni avvenute nel modo di produzione e che garantisca diritti, condizioni di lavoro, di rappresentanza e di salario conseguenti a tali trasformazioni. Tra le proposte, la riduzione a 32 ore dell’orario di lavoro a parità di salario come vero strumento per risolvere il problema degli oltre 6 milioni di disoccupati; il rafforzamento dei servizi pubblici; la messa in costituzione del “principio di favore” (secondo il quale in una controversia deve essere applicata la norma più favorevole al lavoratore); una normativa di limitazione degli straordinari.

Studenti, lavoratori e (alcuni) sindacati uniti: come è possibile?

La Loi Travail è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha reso insostenibile ai più la situazione a cui si è arrivati: già a maggio scorso il giovane rampante ministro dell’economia Macron aveva fatto passare la sua legge di liberalizzazione dell’economia, che privatizzava settori degli aeroporti e delle ferrovie di Stato e sdoganava il lavoro domenicale nel commercio.

A settembre è stato il caso Smart a scuotere l’opinione pubblica: i vertici dello stabilimento di Hambach hanno imposto ai lavoratori, tramite referendum aziendale sotto il ricatto della delocalizzazione, di portare l’orario di lavoro a 39 ore settimanali mantenendo lo stipendio di 37.

Infine, gli attentati terroristici, cui è seguito il tentativo (fallito) del governo di mettere in Costituzione lo Stato di Emergenza, che permette al Ministro dell’Interno e ai prefetti di decidere arresti domiciliari, divieto di circolazione, di assemblea, scioglimenti di organizzazioni e perquisizioni. Oggi in Francia lo stato di emergenza è ancora vigente e contribuisce ad innalzare il livello di repressione del dissenso nelle strade, con centinaia di arresti e pestaggi, soprattutto nei cortei studenteschi, sortendo importanti dimostrazioni di solidarietà, come il comunicato dei portuali della CGT di Le Havre, che si dichiarano pronti allo sciopero per ogni nuova aggressione ai manifestanti da parte della polizia.

Ma la repressione si fa sentire forte anche nei posti di lavoro. Un caso su tutti: la condanna a due anni di prigione per otto ex dipendenti e delegati della Goodyear, per aver “sequestrato” (leggi trattenuto) per 30 ore negli uffici due dirigenti nel corso di una vertenza che è finita con la chiusura della fabbrica e 1100 lavoratori a casa.

Le prossime tappe: il 28 aprile debutterà lo sciopero prolungato?

Migliaia di sindacalisti di differenti organizzazioni sostengono l’appello “Blocchiamo tutto!”, che afferma che “il solo modo per vincere e piegare il governo è bloccare l’economia. (…)E per bloccare l’economia quello che serve è consolidare il radicamento dello sciopero, preparare la sua generalizzazione e la sua estensione ad oltranza ovunque sia possibile nei giorni e nelle settimane che seguiranno! Allora otterremo il ritiro del progetto di legge Loi Travail e potremo preparare la NOSTRA controffensiva, diffondendo delle rivendicazioni che permettano di unire, sulle quali le organizzazioni sindacali possano impegnarsi insieme”.

La discussione della legge inizierà in Assemblea Nazionale il 3 maggio per concludere a giugno l’iter parlamentare. Il coordinamento intersindacale CGT/FO/Solidaires/FSU, insieme alle organizzazioni giovanili fanno appello ad una nuova giornata di sciopero interprofessionale e di manifestazioni per giovedì 28 aprile. Vedremo se debutterà lo sciopero ad oltranza…

Per saperne di più:

http://www.solidaires.org/La-loi-Travail-doit-etre-retiree

http://www.cgt.fr/Communique-de-presse-CGT-FO-FSU.html 

http://www.nuitdebout.fr/it/appello-internazionale-di-nuit-debout.html 

(Il 7 e 8 maggio, convergiamo a Parigi a place de la République ! Il 15 Maggio solleviamoci insieme: #NuitDebout ovunque, #GlobalDebout ! )