Francia: il Partito Socialista all’attacco delle 35 ore. L’orario di lavoro potrà superare le 60 ore settimanali

35-heuresFrancia. “Le 35 ore ormai non sono altro che una presa in giro”

Intervista a Gérard Filoche, ex dirigente della Lega Comunista Rivoluzionaria, entrato successivamente nel Partito Socialista,  per anni ispettore del lavoro, animatore della corrente Democrazia&Socialismo e impegnato sul fronte dei diritti dei lavoratori.

Dal sito Alencontre, 18 febbraio 2016. Traduzione a cura di Sial Cobas.

Il progetto di legge della Ministra del Lavoro Myriam El Khomri sulle 35 ore e l’orario di lavoro è arrivato come un fulmine a ciel sereno. I lavoratori di Airbus a Nantes avevano appena scioperato, il 16 febbraio, due giorni prima dell’annuncio del progetto ministeriale, perché la direzione proponeva di timbrare il cartellino in entrata e in uscita già con addosso la tuta blu di lavoro, con lo scopo “di ottimizzare” al massimo il tempo di lavoro effettivo. (I sindacati CGT e CFDT hanno indetto lo sciopero, cui hanno aderito 300 lavoratori su 2700 – ndr)

Ora, nel progetto della ministra, che si pone sulla scia della direzione di Airbus, l’orario di lavoro sarà negoziato azienda per azienda e diverrà possibile una sua estensione fino a 12 ore al giorno. A ciò si aggiunge il cambio tuta prima dell’inizio dell’orario registrato, che può significare alcune ore in più di presenza al lavoro per settimana, a seconda del tipo di impiego (nelle centrali nucleari, nell’aeronautica, nella rimozione dell’amianto dagli edifici, ecc. – lavori che richiedono un tempo relativamente lungo per indossare la tenuta di sicurezza). Si apre quindi alla possibilità di un orario di 60 ore settimanali, sebbene contraria alla legislazione europea, così come a una flessibilità dell’orario su più anni. Tutto questo in nome di una premessa: salvaguardare l’occupazione per molti anni!

“Forse non sarà la rivoluzione ultima e definitiva del liberismo – scrive  Jean-Francis Pécresse sul quotidiano economico Les Echos – ma almeno è una vittoria che l’economia francese incassa se la ministra del Lavoro,  Myriam El Khomri riesce a fare votare da una maggioranza parlamentare di sinistra il suo progetto di riforma della legislazione del lavoro, un testo che avrebbe potuto – e che avrebbe dovuto – redigere la destra”.

Su Libération del 18 febbraio 2016,  Grégoire Biseau scrive: “A sentire la destra, le 35 ore sarebbero il marchio di un male tutto francese. Lo specchio di una Francia in declino che si è sganciata dalla competizione internazionale. Ma il fatto più sorprendente è che il governo di Manuel Valls pensa le stesse cose”. E  Jean-Francis Pécresse: “soprattutto se ci si aggiunge la protezione legale dal licenziamento economico”.

Tutto diventa possibile nel campo dell’allungamento e della flessibilità dell’orario di lavoro, ma le 35 ore non sono, formalmente, al centro del progetto di legge della Ministra del Lavoro!

Ben presto, non resteranno a Sarkozy altro che le sue noie giudiziarie (ritenendo probabile una sua vittoria alle prossime elezioni presidenziali – ndr). Perché, dal punto di vista dello svuotamento del Codice del Lavoro e delle 35 ore, il suo programma viene portato avanti dal governo “socialista” attualmente in carica.

E tutto questo sbandierando lo stesso slogan della “perdita di sovranità” che Marie Le Pen si contende con Nicolas Sarkozy.

Di fatto, Valls-Macron-Hollande hanno delegato a Myriam El Khomri il compito di condurre la guerra dell’orario di lavoro contro i lavoratori.

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Da una lettura del progetto di legge El Khomri, le sembra si resti nel campo di una “semplificazione”, di cui parlava la missione Badinter? (avvocato incaricato da Manuel Vall di stilare in due mesi i principi fondamentali per una riforma del Codice del Lavoro da far entrare in vigore nel 2018)

Gérard Filoche: no, è un vero stravolgimento. Valls aveva annunciato che non voleva una riforma, ma una rivoluzione. E in effetti siamo di fronte alla più importante contro-rivoluzione dell’ultimo secolo. E’ una bomba atomica scaricata sul nostro Codice del Lavoro. In quest’ultimo secolo il diritto del Lavoro si è costruito per permettere di proteggere i lavoratori dalle esigenze delle imprese e dell’economia. Ed ecco che si mettono a fare il contrario, ci riportano allo statuto dei braccianti, dei servi, degli schiavi senza diritti. Si tratta della fine della grande tradizione di pensiero che riconosceva nel lavoratore il motore della produzione di ricchezza. 

Il governo aveva promesso di non attaccare le 35 ore, qual’è la sua impressione?

Gérard Filoche: ha mentito, completamente. Le 35 ore non sono più, in questo progetto, che una presa in giro. In una decina di capitoli, saltano tutti i controlli sulla durata dell’orario di lavoro. Le persone non lo crederanno possibile, ma è scritto nero su bianco che la durata massima dell’orario potrà superare, per forfait o negoziazione, le 12 ore giornaliere, così come potrà superare le 48 ore settimanali per raggiungere le 60 ore.

E’ in nome della lotta alla disoccupazione che il governo giustifica le sue riforme: quali pericoli per l’occupazione rappresenta questa bozza di legge?

Gérard Filoche: con queste trasformazioni la disoccupazione aumenterà massicciamente. Si tratta di far lavorare di più coloro che hanno un lavoro a scapito di quelli che non ce l’hanno. Si tratta di una menzogna clamorosa. Si è giunti al culmine della propaganda e del controsenso. Come si fa a trattare da stupidi milioni di lavoratori, dichiarare che si tratta di una riforma per mantenere i posti di lavoro quando di fatto li cancellerà a molti, consegnando gli altri a un regime di ipersfruttamento e di peggioramento delle condizioni di vita e di salute? Da dove viene tutto questo? Nessuno lo chiede, a parte Pierre Gattaz (presidente della Confindustria francese, il MEDEF) e anche lui si starà sicuramente meravigliando della sfrontatezza iper-liberista di questo progetto.

Il governo pretende di promuovere il “dialogo sociale” attraverso il referendum e gli accordi aziendali. Quali sono i rischi?

Gérard Filoche: la verità è che si sta sotterrando il dialogo sociale. Non può esserci un referendum in un’azienda perché non c’è uguaglianza tra le controparti: il lavoratore è subordinato, con una pistola puntata alla tempia quando deve pronunciarsi in situazioni come quella verificatasi alla Smart. Inoltre, il dispositivo messo in campo dalla bozza di legge rende possibili talmente tante deroghe alla legge che praticamente non resterà più in campo niente dell’ordine sociale. Ci sarà un Codice del Lavoro per ogni azienda.

I sindacati e una maggioranza di sinistra possono approvare queste misure?

Gérard Filoche: tutti i sindacati dovrebbero immediatamente mobilitare i lavoratori a scendere in piazza. Siamo alla resa dei conti, e ci si deve difendere. Per quanto riguarda la maggioranza di governo, la corrente di cui faccio parte pensa che si debba ricostruire e rafforzare il Codice del Lavoro. Si tratta di un tradimento da parte del governo, di un attacco contro la storia stessa del Partito Socialista Francese. I deputati che in passato hanno votato tutto il contrario di questo testo, dovranno fare i conti con la propria coscienza. Nemmeno la destra sarkozista ha mai osato spingersi così in là.

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