Sial Cobas: sciopero generale il 26 ottobre contro una manovra che non è né “popolare” né “espansiva”

Il Sial Cobas sostiene la partecipazione allo sciopero generale del 26 ottobre indetto da alcune organizzazioni sindacali di base perché la manovra economica che il governo sta varando non è né “popolare”, né tantomeno “espansiva”.

Il fatto che i cosiddetti “poteri forti” (Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale) siano critici e vogliano il proseguimento delle politiche di austerità e il rispetto del pareggio di bilancio non deve ingannare: la maggiore autonomia di spesa che il governo “giallo verde” (giustamente) rivendica non è a favore di quella parte di popolazione rappresentata da lavoratori, disoccupati o sottocupati. Ancora una volta vengono garantiti gli interessi delle imprese e delle classi più abbienti, spostando l’attenzione del dibattito interno su immigrazione, “furbetti del cartellino” e occupanti di case e spazi sociali, in nome di una sicurezza di cui il governo si farebbe garante.

La finanziaria conterrà ancora privatizzazioni e regali alle imprese, un condono fiscale gigantesco per gli evasori e un inizio di “Flat Tax”- cioè meno tasse per i più ricchi. Il “reddito di cittadinanza” sta prendendo i contorni di una fregatura per coloro a cui è destinato (disoccupati, poveri) in quanto condizionato alla disponibilità ad accettare qualunque lavoro (sarà concesso al massimo un rifiuto alle proposte dei centri per l’impiego e la piena disponibilità al trasferimento in un’altra regione!). Considerando la giungla che è diventato il mercato del lavoro, questa condizione di ricattabilità gioverà più alle imprese che ai diretti interessati. Le aziende avranno anche la possibilità di intascare il reddito di chi assumono, il tutto finanziato con il ricorso alla fiscalità generale e non con un’imposta patrimoniale sui redditi più alti che permetterebbe di avere davvero una manovra espansiva. Avremo invece tagli alla scuola, dove siamo il fanalino di coda in Europa per i finanziamenti pubblici, tagli ai fondi per le periferie, tagli alla sanità. Nella pubblica amministrazione sono previsti rilievi biometrici per controllare i lavoratori, mentre servirebbe un milione di assunzioni (per essere al pari degli altri paesi europei per numero di dipendenti pubblici per abitante). Per quanto riguarda le pensioni, si delineano solo alcune modifiche alla Riforma Fornero (quota 100 con 62 anni di età e 38 anni di contributi) e non la sua abrogazione come promesso dalla Lega. Solo il ritorno al sistema contributivo può garantire pensioni dignitose.

Il Decreto Dignità voleva “aggredire” la precarietà, ma ha mantenuto le oltre 40 forme di contratto flessibile, limitandosi ad introdurre moderati provvedimenti di freno ai contratti a termine, introducendo l’obbligo di causale per i rinnovi (di cui si deve ancora valutare l’efficacia!) e limitandosi ad aumentare l’indennità in caso di licenziamento senza giusta causa: quindi niente reintegra e niente superamento del Jobs Act come promesso in campagna elettorale (è stata la Consulta, recentemente, a smuovere qualcosa, dichiarando incostituzionale l’articolo che lega l’entità del risarcimento all’anzianità del lavoratore licenziato senza giusta causa).

Il Decreto Sicurezza contiene una serie di norme che colpiscono i richiedenti asilo, limitando le possibilità di accesso alla protezione umanitaria e ripristinando i Centri per il Rimpatrio – un accanimento verso i migranti che va ad aggiungersi alla scelta del Ministero degli Interni di bloccare i porti per impedire gli sbarchi e la messa in salvo delle persone. Insieme a queste norme il decreto Salvini inasprisce le pene per chi partecipa a blocchi stradali-fino a 6 anni di carcere!- e per chi è protagonista di occupazioni abitative (fino a 4 anni!).

Il Ddl Pillon, il disegno di legge sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori, mira a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari, a scapito soprattutto delle donne.
Troviamo particolarmente ingiusta l’introduzione del “mantenimento diretto” perché presuppone l’assenza di differenze uomo-donna nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nella carriera: cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli comporterà una disparità di trattamento quando saranno con l’uno o l’altro genitore.

QUESTO NON E’ IL CAMBIAMENTO CHE VOGLIAMO:

VENERDI’ 26 OTTOBRE

SCIOPERO GENERALE

concentramento a Cairoli ore 9

La sicurezza che vogliamo è quella del posto di lavoro, con un salario adeguato al costo della vita e senza discriminazioni di genere; è quella dei ponti, delle scuole e di tutti gli edifici che necessitano controlli e interventi strutturali; è quella di una scuola di qualità in cui non venga estorto lavoro gratuito agli studenti; è quella che governa e investe sull’integrazione sociale; è quella della salute e della prevenzione dei rischi dentro e fuori i luoghi di lavoro; significa politiche di riduzione dei gas serra per invertire la rotta del riscaldamento globale e delle migrazioni per motivi climatici!

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