Differenze salariali uomo-donna: a che punto siamo e cosa possiamo fare?

Differenze salariali uomo-donna: non sei stufa?

Ti sembra normale che le donne, a parità di mansione, guadagnino meno* degli uomini?

Succede in tutto il mondo, ma solo per questo dovrebbe essere accettabile?

Pur non essendo ammessa per legge, la disparità salariale è praticamente la norma nel privato (nel pubblico impiego c’è piuttosto un problema di blocco della carriera delle donne, che si concentrano nel livello impiegatizio o al massimo al primo livello quadri).

Considerando le retribuzioni per inquadramento, ad oggi tra un dirigente uomo e una donna ci sono in media ancora 11 mila euro annui lordi di differenza, ovvero un “gap” del 12,2%. In aumento rispetto all’anno precedente anche le differenze salariali tra operai ed operaie (gap del 12,9%), mentre si registra una flessione della disparità tra quadri e impiegati/e.

(dati tratti dal Gender Gap Report 2017 di JobPricing)

I settori in cui si registra una maggiore frattura salariale tra i sessi sono le assicurazioni, la consulenza e il mondo finanziario. Ma anche i servizi alla persona, dove pure c’è un’alta presenza femminile.

INDUSTRY RAL MEDIA UOMINI RAL MEDIA DONNE GENDER SALARY GAP

ASSICURAZIONI

40.261 31.236 28,90%

CONSULENZA LEGALE, FISCALE, GESTIONALE E AMMINISTRATIVA E RICERCHE DI MERCATO

35.447 28.810 23,00%

INGEGNERIA

39.898 32.999 20,90%

BANCHE E SERVIZI FINANZIARI

45.395 37.822 20,00%

AGENZIE PER IL LAVORO

32.278 27.005 19,50%

SERVIZI ALLA PERSONA

28.684 23.999 19,50%

APPAR. ELETTRONICHE ED ELETTRICHE, AUTOMAZIONE

34.560 29.040 19,00%

MODA E LUSSO

27.863 24.246 14,90%

SERVIZI INTEGRATI ALLE IMPRESE

30.427 26.517 14,70%

FARMACEUTICA E BIOTECNOLOGIE

42.402 37.043 14,50%

GOMMA E PLASTICA

31.225 27.375 14,10%

CHIMICA

35.174 31.037 13,30%

TELECOMUNICAZIONI

38.784 34.241 13,30%

TESSILE, ABBIGLIAMENTO E ACCESSORI

28.983 25.621 13,10%

ARTE, INTRATTENIMENTO E DIVERTIMENTO

30.788 27.416 12,30%

SERVIZI E CONSULENZA IT E SOFTWARE

37.307 33.748 10,50%

ALIMENTARI, BEVANDE E BENI DI LARGO CONSUMO

30.843 28.472 8,30%

CARTA

30.196 27.940 8,10%

HOTEL, BAR E RISTORAZIONE

23.979 22.218 7,90%

MEDIA, WEB, COMUNICAZIONE ED EDITORIA

32.974 30.826 7,00%

MACCHINE UTENSILI, IMPIANTI IND. E PROD. IN METALLO

31.398 29.809 5,30%

AUTOMOTIVE

28.631 27.344 4,70%

AGRICOLTURA, ALLEVAMENTO, SILVICOLTURA E PESCA

24.221 23.136 4,70%

GRANDE DISTRIBUZIONE E COMMERCIO AL DETTAGLIO

30.126 29.037 3,80%

OIL & GAS

37.755 36.394 3,70%

TURISMO E VIAGGI

27.072 26.917 0,60%

METALLURGIA E SIDERURGIA

30.068 29.966 0,30%

La differenza di stipendio si amplia con il maggior grado di istruzione: gli uomini laureati guadagnano mediamente il 35,3% in più delle donne.

In Europa

Il divario retributivo tra donne e uomini in Europa si attesta in media al 16,7% ed è più alto per le donne che hanno figli. Questo si trasforma in disparità alla pensione del 39%.

Dopo il grave intervento dell’eurodeputato polacco Korwin Mikke, secondo cui le donne sarebbero meno intelligenti e più deboli, e per questo dovrebbero ricevere una retribuzione più bassa, la Commissione Europea ha istituito nel 2011 una giornata europea, l’equal pay day, che rappresenta il giorno dell’anno (solitamente a novembre) in cui le donne, data la disparità salariale, di fatto continuano a lavorare senza  stipendio. Si tratta di una giornata di sensibilizzazione che si rifà ad un precedente: il 24 Ottobre 1975 le donne islandesi si presero un giorno di permesso dal lavoro  (non solo salariato, ma anche da quello domestico, dal cucinare e dalla cura dei figli) per attirare l’attenzione sul loro importante ruolo nella società, cui non corrisponde adeguato potere politico e uguaglianza salariale. L’adesione fu del 90%.

L’anno scorso, in Islanda, questa giornata di protesta si è trasformata in un vero e proprio sciopero. Le donne hanno lasciato il posto di lavoro alle 14.38, radunandosi nella piazza centrale di Reykjavik. Uffici, fabbriche, negozi, scuole di tutto il paese si sono trovati senza lavoratrici, e piccoli presidi si sono avuti nelle varie cittadine. Stessa cosa è successa qualche giorno dopo in Francia, anche se con una partecipazione più simbolica.

In Italia

In Italia quest’anno il “gender pay gap” è stato il 2 novembre, ma è passato sotto silenzio. Per lo meno nei mass media. Le donne, invece, cominciano a parlarne. E’ uno dei meriti del movimento Non Una Di Meno, una galassia di associazioni, attiviste dei centri anti-violenza, militanti femministe di vecchia e nuova generazione che ha portato in piazza migliaia di donne contro la violenza di genere, convinta che i femminicidi, le violenze e gli abusi siano solo la punta dell’iceberg di una violenza strutturale che attraversa la società nel suo insieme. Una violenza che si esprime anche a livello economico, in termini di accesso al reddito, di salario iniquo, di maggiore tasso di disoccupazione o di occupazione precaria che colpiscono le donne.

Cosa si può fare?

In questi ultimi anni ci sono state delle iniziative da parte dei governi per ridurre la disparità salariale. Nel 2015 nel Regno Unito è stato introdotto l’obbligo per le aziende con più di 250 dipendenti di rendere pubblica la differenza di retribuzione tra uomini e donne, per favorire la trasparenza retributiva nelle grandi aziende. In Germania a inizio 2017 è stata approvata una legge che permette ai lavoratori delle aziende con più di 200 dipendenti di sapere quanto guadagnano gli uomini e le donne nella stessa posizione lavorativa. Le aziende con più di 500 dipendenti devono anche pubblicare dei report sui salari per mostrare che stanno facendo qualcosa per adeguarsi alle regole sulla parità salariale. Se dal report emergerà un significativo gender gap, il dipendente potrà fare ricorso perché la legge sull’uguaglianza salariale venga rispettata nella propria azienda. Quest’anno in Islanda è stata promulgata una legge che rende obbligatoria per le imprese la certificazione dell’uguaglianza salariale: i dati verranno esaminati dagli ispettori governativi per verificare se le retribuzioni all’interno di quella realtà sono corrette e accertare quindi che non c’è nessun tipo di discriminazione tra uomini e donne.

Ricordiamoci però che nessuna iniziativa calata dall’alto ha mai lo stesso risultato di quando i lavoratori si mobilitano in prima persona per cambiare le cose nel proprio posto di lavoro.

Ad oggi, in Italia, uno strumento utile per portare avanti un discorso sulla parità salariale nella propria azienda è il “Rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile”, un documento che le aziende pubbliche e private con più di 100 dipendenti sono tenute a produrre ogni due anni. In questo rapporto si vede la distribuzione di genere nei livelli e nell’accesso alla formazione, oltre ai dati sulla distribuzione salariale di genere. Si tratta di uno strumento di rilevazione affidato alle Consigliere di Parità regionali per misurare in un’ottica di uguaglianza di genere lo stato delle assunzioni, della formazione, della promozione professionale, dei livelli, dei passaggi di categoria o di qualifica, di “altri fenomeni di mobilità”, dell’intervento della Cassa Integrazione Guadagni, dei licenziamenti, dei prepensionamenti e pensionamenti, della retribuzione effettivamente corrisposta.

In base ai dati rilevati si possono pensare azioni in favore dell’equilibrio dei generi in azienda.

Un’attenta lettura del rapporto è dunque essenziale per scoprire fenomeni di discriminazione e di sottoinquadramento del lavoro femminile o per evidenziare i motivi di minori opportunità di carriera, di trattamento retributivo inferiore o ancora di diverso trattamento nei casi di crisi e ristrutturazioni.

Il rapporto deve essere predisposto entro il 30 aprile degli anni pari e si riferisce al biennio precedente. In caso di mancata presentazione, la Consigliera di parità competente o le RSU devono segnalare l’inadempimento al servizio ispettivo presso le Direzioni Regionali del Lavoro.

Nel 2018 il “Rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile” verrà dunque presentato per il biennio 2015-2017:

chiedi alla tua RSU di poterlo visionare e discutere con gli altri lavoratori!

Se ritieni di aver bisogno di un supporto il Sial Cobas è disponibile

 

 

*Secondo il Gender Gap Report 2017 di JobPricing in Italia gli uomini mediamente percepiscono il 12,7% in più delle donne. Rispetto al 2015, il divario retributivo è lievemente cresciuto. Invece, secondo i dati Eurostat, che però fa riferimento alle paghe orarie, la disparità salariale tra uomini e donne è del 6,1%, attestando l’Italia al terzo posto in Europa.

* In questa riflessione sulla disparità salariale tra uomini e donne va tenuto conto anche di un altro elemento: il lavoro non retribuito delle donne. Secondo i dati OCSE le donne italiane dedicano in media alla cura dei figli, dei parenti e della casa oltre cinque ore al giorno, mentre gli uomini appena 100 minuti.

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