Torniamo a parlare di prevenzione e rischio zero: proposte di lavoro di Medicina Democratica

md2Un estratto dalla presentazione delle giornate di discussione del convegno per il quarantennale di Medicina Democratica del 28-29 ottobre 2016. Abbiamo per ora estrapolato la traccia di lavoro sulla questione “salute e sicurezza dentro e fuori il luogo di lavoro”, che potrebbe essere uno spunto anche per le assemblee che si terranno nei luoghi di lavoro durante l’ora di sciopero nazionale dei metalmeccanici del 21 settembre.

Alle Reti e alle Associazioni in indirizzo

Occorre lavorare sulla fallace contrapposizione fra lavoro da una parte e sicurezza, salute, benessere dall’altra : la centralità sia della fabbrica (la condizione dei posti e luoghi di lavoro : nocività della produzione e della sua organizzazione) sia la condizione esterna (i rischi da inquinamento e il “contenuto” delle merci).

La salvaguardia della salute, fin dagli inizi della rivoluzione industriale inglese di fine ‘700, è stata considerata un aspetto trascurabile, rispetto alla necessità di mantenere il posto di lavoro, sempre e comunque. Il ricatto padronale: o lavoro o salute, con il corollario della monetizzazione del rischio e l’eventuale indennizzo del danno (assicurazione obbligatoria sugli infortuni), ha dominato fino ai giorni nostri. Solo negli anni 1969-1973 si è imposto, anche a livello sindacale oltre che a livello politico e culturale, il rifiuto di tale monetizzazione e la promozione, a livello contrattuale e legislativo, di una organizzazione del lavoro e della tutela ambientale da cui ogni nocività venisse espulsa. Ma una tale conquista di civiltà si è rivelata non acquisita definitivamente, come ogni “diritto” sottoposto ai cambiamenti storici e sociali ovvero ai rapporti di forza tra le classi. Oggi il problema si ripropone tal quale, ad esempio all’Ilva di Taranto, con la medesima nettezza e spietatezza, amplificata dalla prospettiva “globale” dell’economia come degli effetti ambientali di tali scelte.

Nella pratica, ma purtroppo anche nella teoria (nella coscienza collettiva e nella cultura fino ad arrivare ai giudizi espressi dalla magistratura), la salvaguardia della salute viene legata alle risorse disponibili, facendone così non un diritto ma una fra le tante opzioni fra le quali sono le condizioni del mercato a scegliere, non più la Carta Costituzionale e le leggi cogenti che derivano da questa, a stabilire quale priorità va riconosciuta tra profitto di pochi e salute di tutti.

Nel convegno, a partire da realtà quali l’Ilva di Taranto, così come dalla Caffaro di Brescia, dalla Eternit di Casale Monferrato o dalle tante altre fabbriche dell’amianto e di altri cancerogeni intendiamo  ragionare sulle conseguenze per i lavoratori e per le popolazioni circostanti di scelte padronali che taluno definisce irresponsabili ed altri bollano come criminali (crimini di pace). Si potrebbe dibattere su quelle che debbono essere le nuove prospettive e le nuove forme organizzate della mobilitazione e della lotta.

Si tratta di aprire la discussione, e l’iniziativa di base, su quale relazione, in una vera democrazia, fondata sul lavoro e che al lavoro e al lavoratore riconosce la dignità dei diritti universali dell’uomo, debba legare economia, finanza e lavoro, quali produzioni promuovere e quali bandire, come affrontare l’impatto ambientale delle produzioni chimiche, dell’energia, della gestione dei rifiuti urbani ed industriali, della produzione, trasporto e commercializzazione degli alimenti e delle altre merci.

Non ultimo si tratterà di affrontare anche il problema di come funzionano e di che cosa sono diventate le istituzioni dedicate a promuovere e diffondere la prevenzione che sempre più soffrono per la mancanza di risorse e di operatori, mentre altre hanno perso completamente la bussola e hanno subito una distorsione nella loro stessa ragione d’essere. Pensiamo all’INPS e all’INAIL, quest’ultimo ormai un pachiderma burocratico che  sta riprendendo via via le competenze che la riforma sanitaria del 1978 aveva invece opportunamente affidato alle USSL nel frattempo diventate “aziende”.

Sicurezza sul e del lavoro, condizione femminile e lavoro, nuove forme di nocività (mobbing) sono altri punti che dovranno essere affrontati per definire iniziative specifiche. Tra gli aspetti che proponiamo al dibattito vi sono i seguenti

  1. Lotta a ogni forma di precariato sul lavoro e garanzia della autoorganizzazione in fabbrica da parte dei lavoratori quali condizione preliminare per l’affermazione del diritto alla salute nei luoghi di lavoro (attuazione concreta dell’art. 9 dello Statuto dei lavoratori e delle lavoratrici)
  2. Piena competenza dei compiti di vigilanza nei luoghi di lavoro (in tutti i luoghi di lavoro) da parte dei servizi di prevenzione delle USL/ASL con relativo piano di assunzione di un numero di tecnici idoneo per estendere i controlli in tutte le aziende.
  3. Responsabilità e autonomia decisionale dei tecnici della prevenzione della ASL/USL nella attuazione dei controlli programmati, in emergenza e su richiesta dei lavoratori e delle loro rappresentanze. Predominanza di interventi mirati e di qualità rispetto a criteri basati esclusivamente sul numero dei controlli.
  4. Inasprimento delle sanzioni a carico del datore di lavoro e dei dirigenti dalla normativa cogente per il mancato adempimento degli obblighi relativi a diritto del lavoro e a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.
  5. Ripristino del testo originale del D.Lgs. 81/08, eliminando le modifiche peggiorative per la salute e la sicurezza dei lavoratori introdotte dalle successive modifiche (D.Lgs.106/09, Decreto del fare, Decreto semplificazioni, Decreti attuativi del Jobs Act). Contrasto ad ogni ulteriore modifica peggiorativa del D.Lgs. 81/08, come quella prospettata dal Disegno di Legge Sacconi già presentato in Senato che comporterebbe una drastica deresponsabilizzazione del datore di lavoro e la trasformazione della valutazione dei rischi e la definizione conseguente delle misure di prevenzione e protezione in una semplice “certificazione” da parte di un professionista pagato dall’azienda.
  6. Sostenere la ripresa della conoscenza e coscienza dei lavoratori con la promozione di sportelli salute e sicurezza autorganizzati e gestiti dalle realtà locali, in una rete di associazioni, anche a sostegno dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, che spesso operano senza validi sostegni formativi.
  7. Creazione di una rete di assistenza tecnico/legale per i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza quando, a seguito della loro attività, subiscono discriminazioni da parte delle aziende.
  8. Previsione di pool di magistrati che si occupano di salute e sicurezza sul lavoro in ogni Procura, con relativa formazione specifica, creazione di una Procura nazionale per la sicurezza sul lavoro
  9. Ripresa e sviluppo del rapporto tra lavoratori e tecnici sia per quanto riguarda i rischi lavorativi che quelli ambientali, anche al fine della programmazione degli interventi per filiera produttiva o rischio e della formazione e sensibilizzazione dei lavoratori sulla conoscenza dei loro diritti rispetto a salute e sicurezza sul lavoro.
  10. Introduzione nel codice penale dei reati di omicidio sul lavoro (revisione dell’apparato sanzionatorio del Dlgs 81/2008) e di vessazioni sul lavoro (mobbing, discriminazione sul lavoro, violenza e stalking sul lavoro) anche creando osservatori su tali temi e sostenendo quelli già esistenti.
  11. Introduzione in maniera esplicita nel Dlgs 81/2008 dell’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di definire le relative misure di prevenzione e protezione, anche tenendo conto dei dati epidemiologici della coorte di riferimento responsabilizzando i Medici competenti.
  12. Passaggio delle competenze sul riconoscimento delle malattie professionali dall’INAIL alle USL/ASL, revisione delle tabelle sulle malattie professionali (introducendo le neoplasie mancanti, patologie come MCS e sindrome da elettrosensibilità, patologie psichiche e psicosomatiche lavoro correlate) e della tabella sulla quantificazione del danno biologico. Contrasto con l’atteggiamento di chiusura di enti (INAIL in primis) che non riconoscono o rendono impervio il riconoscimento di malattie professionali.
  13. Promozione della ricerca attiva dei tumori professionali da parte dei servizi di prevenzione delle USL/ASL (utilizzo delle indagini epidemiologiche per ricerche sui comparti a rischio) sull’esempio del modello OCCAM.
  14. Piena attuazione ed estensione del regolamento europeo REACH per le sostanze di maggiore pericolosità (cancerogeni, mutageni e teratogeni) per arrivare al divieto di produzione e di introduzione nei paesi aderenti alla Unione Europea.

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