Francia: resoconto della mobilitazione del 15 settembre e scenari futuri

francia-15-settembre-2016Giovedì 15 settembre è stata la 13° giornata di mobilitazione nazionale con scioperi e manifestazioni contro la Loi Travail. Un movimento che è cominciato in modo piuttosto spontaneo, dal basso, con una autoconvocazione a scendere il piazza lo scorso 9 marzo lanciata da facebook. Da lì è montato un movimento che si è rafforzato con la discesa in campo – al fianco di giovani e studenti medi e universitari che sono stati i primi a mobilitarsi – anche di molte sigle sindacali, che hanno cominciato un positivo percorso di coordinamento intersindacale. Le sigle in questione, ricordiamo, sono la CGT, Solidaires, FO, FSU, UNEF, UNL, FIDL. A luglio, dopo 12 mobilitazioni nazionali, scioperi, blocchi, manifestazioni e azioni di sabotaggio, il governo ha approvato la legge senza voto in parlamento, ricorrendo all’articolo 49.3 della Costituzione. Quella di giovedì 15 è stata la prima mobilitazione dopo l’approvazione, la prima dopo la pausa estiva e la prima a chiedere l’abrogazione della legge. Si tratta di capire ora come si andrà avanti…

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Commento a cura del comitato di redazione del sito Révolution Permanente

Traduzione a cura di Sial Cobas

Raramente un movimento sociale è durato così a lungo e questo nonostante l’azione di repressione e condanna svolta dal governo e dai media. Anche questo giovedì, la mobilitazione di decine di migliaia di persone su tutto il territorio nazionale è stata bollata come “modesta”, e “un ultimo tentativo disperato”. Alcuni canali d’informazione addirittura non hanno neppure dato la notizia delle mobilitazioni. Se il movimento è finito, perché c’era uno schieramento della polizia tanto imponente in tutte le più grandi città di Francia e a Parigi c’è stata una repressione così violenta?

Come d’abitudine, è stata le Havre a dare il via alla giornata di mobilitazione, con 12mila lavoratori e giovani arrabbiati che hanno sfilato per le strade fino alla Prefettura di Seine-Maritime che è ridivenuta, ancora una volta, capitale dello sciopero e della lotta contro la repressione.

 Ad eccezione di Parigi, con 40mila persone, le manifestazioni altrove sono state più modeste, ma sono state alimentate da centinaia di gruppi sindacali combattivi e dai giovani: un po’ meno di un migliaio di persone a Saint-Nazaire, più di quanto si attendevano i sindacati, con una forte partecipazione operaia, dei cantieri e non solo, 3mila a Rennes, 4mila a Nantes e in entrambi i casi le provocazioni della polizia sono state numerose. 2mila persone a Lille, 5mila a Touluse, svariate migliaia a marsiglia, con una forte componente operaia e sindacale della CGT. Laddove la mobilitazione era finora stata debole, il calendario “sociale” ha potuto rilanciarla, come a Belfort, dove hanno sfilato 2mila persone in sostegno ai lavoratori della “Alstom”.

Tuttavia, per ore e ore c’è stato un vero e proprio black out mediatico sulla mobilitazione di giovedì. Se prima, sotto Sarkozy “la piazza non doveva governare”, sotto Hollande non esiste nemmeno. Mentre percorrevamo le strade di mezza Francia, erano passati solo 8 giorni da quando la Ministra del Lavoro riceveva la CFDT, che esige dei decreti applicativi rapidi. Perché tanta fretta se ritengono finita l’opposizione sociale? Nel contempo, se la giornata di giovedì è stata in generale segnata, in provincia, dalle provocazioni da parte della polizia, la repressione è stata molto dura contro il corteo parigino e soprattutto contro il movimento degli studenti che il governo vuole stroncare una volta per tutte.

Per far dimenticare meglio la violenza dei tiri ripetuti e massicci di granate che hanno accerchiato i manifestanti alla testa del corteo, i media descrivono la mobilitazione parigina, quando ne parlano, solo dal punto di vista della polizia ferita. Anche in questo caso, delle due cose l’una: o non è successo niente o la capitale è stata di nuovo teatro di una manifestazione importante con un gran numero di scontri.

E’ del resto il timore degli analisti più lucidi, ossia che nonostante un affievolimento reale in rapporto ai numeri delle grandi manifestazioni della primavera ( ma in ripresa rispetto a quella del 5 luglio), la questione della Loi Travail si trasformi in un movimento che a singhiozzo, ma in modo continuo, arrivi fino alle elezioni e acquisisca col tempo forme sempre più radicali.

La questione sta proprio qui, per coloro che non vogliono arrendersi – e siamo in molti. Come fare perché il movimento non si riduca ad una moltitudine di scaramucce sul terreno, sotto l’alveo della “battaglia giuridica” che, con grande dovizia  di sforzi in nome della “questione preliminare di costituzionalità”, rischia di ostacolare solo qualcuno dei decreti applicativi e nemmeno i principali.

E’ proprio per scongiurare questo che occorre che il fronte sindacale resti unito: è stato la forza del nostro movimento. E’ anche per questo che,  indipendentemente da una nuova data di mobilitazione che permetterà di ritrovarci, dobbiamo mantenere l’essenziale sui metodi: quello che fa la forza di Le Havre, è un movimento di massa, tenuto conto che la città non è grande. Quello che ha fatto la forza della manifestazione di Belfort, lo scorso 15 giugno, è stato il sostegno unanime ai lavoratori dell’Alstom, il cui stabilimento rischia la chiusura. E quello che ha determinato il successo, qualche giorno fa, dello sciopero alla Fonderia di Poitou, è stata la mobilitazione dei lavoratori assunti per la stabilizzazione di tutti i precari del sito.

Questi tre ingredienti, combinati, potrebbero risollevare il movimento. Un nuovo slancio, nel quale la gioventù potrebbe giocare un ruolo determinante  come forza propulsiva, capace di legare la lotta per l’abrogazione della Loi Travail ad altri terreni, come la lotta contro la precarietà degli studenti, contro il razzismo, o contro il servizio civico. Un vento che potrebbe  anche essere una forza motrice per il movimento operaio. Una delle condizioni necessarie a questa nuova fase è anche la lotta contro la repressione, che sia del governo o dei padroni.

E le scadenze, legate alla repressione di questa primavera, sono numerose. Per quanto riguarda le date, si comincia il 19-20 ottobre, in solidarietà ai compagni di Goodyear che dovrebbero essere processati e che lanciano un appello perché ci sia un presidio il più partecipato possibile.

Questa è la prospettiva che ci sarà da difendere, contro tutti i demagoghi pericolosi: da una parte, ieri Hollande ha posto l’ipotesi di un governo di grande coalizione tipo quello tedesco, PS-LR per contrastare il Front Nationale. Di fronte a quest’ammissione d’impotenza che mostra la realtà del gioco politico, il Front Nationale si smarca come partito anti sistema, ma abbiamo ben visto come stava sulla difensiva quando i lavoratori invadevano le piazze. Dopo la primavera, l’estate è stata disastrosa e la demagogia razzista e islamofoba ci ha dato un gran da fare. Coordinare e rafforzare il movimento, a partire dalle sue basi attuali, sarà il miglior modo per  contrastare l’iniziativa reazionaria in corso da parte del governo e di quelli che fanno il suo gioco, come Marine Le Pen.

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