LA PECORA ROSSA: newsletter dei Cobas Comune di Milano

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LA PECORA ROSSA (scaricala in PDF)

“Settembre: tempo di bilanci ” NEWSLETTER DEI COBAS COMUNE DI MILANO

L’anno che verrà

“Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione tutti quanti stiamo già aspettando. Sarà 3 volte Natale e festa tutto il giorno, ogni cristo scenderà dalla croce e anche gli uccelli faranno ritorno” Che sia arrivato il momento di ottenere il rinnovo del contratto? Di certo c’è solo lo stanziamento di 300 milioni di euro stanziato nella scorsa legge di stabilità e la richiesta da parte del sindacalismo confederale di 7 miliardi di euro. La partita riguarda più di 3 milioni di dipendenti, un vero e proprio esercito. Sarebbe però sbagliato considerare la partita solo dal punto di vista dell’aumento salariale, come è stato fatto per altre categorie (prima fra tutti il contratto del commercio in cui si è tranquillamente monetizzata la perdita dei diritti col risultato di avere lavoratori al momento con qualche euro in più ma il cui grado di ricattabilità si è decuplicato). Di fronte a noi abbiamo la riforma del pubblico impiego, non a caso parallela alle vicende del rinnovo contrattuale, e l’avvento del jobs act i cui effetti sul pubblico impiego son ravvisabili non tanto per i dipendenti assunti “normalmente” (per cui per ora il jobs act non ha effetto) bensì per tutti i dipendenti derivati dalle miriade di appalti che al nostro fianco stanno collaborando a portare avanti la macchina burocratica. Il gotha dell’economia nazionale ci odia perché siamo troppo poco ricattabili, troppo poco supini, troppo poco sfruttabili. Siamo sotto attacco, lo siamo da tempo. Riusciremo quest’autunno a rompere l’assedio e promuovere una controffensiva? L’alternativa è il baratro, la precarizzazione totale e definitiva del lavoratore in funzione degli interessi del governo economico dell’esistente. “E ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno. Anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno”.

Politiche occupazionali nella smart city

Cosa c’è di più semplice e di più utile dell’austerity per promuovere politiche di abbattimento del costo del lavoro? “Vorremmo assumere ma i vincoli di bilancio ce lo impediscono”. Il leit motiv di ogni pubblica amministrazione che voglia navigare nella decenza (perché poi esistono esempi di campioni di stronzaggine per cui vale il motto “non assumo perché è uno spreco”, ma lasciamoli lì dove stanno per il momento) non deve farci dimenticare che, mentre la palla rimane ferma, i giocatori attorno continuano a muoversi. Anche nel caso della vertenza promossa dall’intera RSU sulle politiche occupazionali (che ahinoi non si è tradotta, ai tempi, in forme di lotta più incisive a cominciare dallo sciopero) mentre le assunzioni rimanevano al palo bloccate dalle peggiori logiche economiciste, i giocatori hanno occupato il campo (nel senso dei posti di lavoro lasciati liberi dalle mancate assunzioni) attraverso una catena di appalti in grado di far impallidire il berlusconismo radicale. Oggi abbiamo, per esempio, il salone tributi di via Larga gestito prevalentemente da un’ATI (Associazione Temporanea di Imprese), abbiamo i sistemi informatici in balìa del mercato, abbiamo una macchina comunale per cui, molto (troppo) spesso ad identico lavoro corrispondono differenti salari e diritti. In questo contesto l’agire sindacale più tradizionale diventa inefficace e le trame celate dietro al viver quotidiano rischiano di creare ambienti lavorativi dove il collega è un competitore anziché un compagno. Tutto ciò, però, non dipende dalla condizione naturale delle cose. Da chi o da cosa dipende allora? Noi un’idea ce l’abbiamo.

Cinque punti sul piano occupazionale

Continua la saga delle politiche occupazionali. Qui un veloce estratto, dopo il fallimento del tentativo di conciliazione di inizio agosto: – il piano promosso unilateralmente dall’amministrazione comunale prevede assunzioni inferiori alle cessazioni – il blocco delle scarse assunzioni promesse dovrebbe cessare il prossimo ottobre (quando dovrebbe divenir fattibile l’assorbimento degli esuberi delle provincie) – l’amministrazione prediligerà il tempo indeterminato, non il tempo determinato. Ne consegue un utilizzo spropositato di lavoro in appalto. – settore educazione e polizia locale rientrano all’interno di un piano legislativo che permette una maggiore flessibilità. Il nostro punto di vista è: meglio educare che sorvegliare. – la proroga della validità delle graduatorie a tempo indeterminato tuttora non è realtà, al di là dei buoni propositi. Prossimo appuntamento: passaggio in giunta a settembre. Nel mentre, è confermato lo stato di agitazione.

L’angolo dell’appalto

In questo numero vi proponiamo l’appalto sui servizi di pulizia e security vigente in molti dei palazzi comunali, gestito da GSS Srl (Global Security Safety Srl). Qui le rimostranze di molti dei lavoratori sfruttati da questo marchio: ore non pagate; continue pressioni e minacce; costante pagamento dello stipendio con 2 mesi di ritardo. Ricordiamo che non molti anni fa (ma sembrano passati secoli) la gestione delle pulizie era affidata ai lavoratori del comune di Milano che se pur con un basso livello percepivano uno stipendio sicuro a fine mese, senza ritardi. Ancora un chiaro esempio di come l’esternalizzazione ha prodotto maggior precariato e sfruttamento.

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