Accordo sugli ammortizzatori sociali: rassegna di analisi e commenti

accordo-confindustria-sindacati-su-ammortizzattori-socialiIl 1° settembre 2016 è stato siglato un accordo tra Confindustria e sindacati (Cgil, Cisl e Uil) sulla “gestione delle situazioni di crisi industriale” (che si potrebbe anche chiamare “piano di gestione degli esuberi”…).

Il testo con le proposte (che si può scaricare QUI) verrà sottoposto al governo, con l’intento di salvare “capra e cavoli”, ossia l’esecutivo e le parti sociali (sindacati e confindustria), in cerca di nuovo protagonismo. La bomba che li sta per investire è infatti quella di migliaia di lavoratori che nei prossimi mesi si ritroveranno senza lavoro e senza ammortizzatori: stiamo parlando di almeno 9 situazioni importanti di crisi aziendale  (da Termini Imerese a Piombino) che coinvolgono circa 30mila lavoratori. Questi rischiano di trovarsi senza una rete di protezione, considerando che dal 2017 – con la revisione della cassa introdotta dal Jobs Act – sarà abolita sia la cig in deroga che l’indennità di mobilità.  E siccome l’economia non riprende e alle grandi crisi aziendali si aggiunge lo stillicidio quotidiano di piccole e medie imprese, si vuole un intervento che prolunghi – magari anche solo temporaneamente – la durata degli ammortizzatori, ma lasciando campo libero a una gestione dei lavoratori da parte di enti bilaterali, fondi previdenziali dentro i quali i sindacati firmatari siedono con le parti datoriali.

L’accordo prevede infatti che nelle imprese interessate dalla Cigs, quando sono già previsti esuberi, si attui, attraverso un accordo sindacale, un “piano operativo di ricollocazione” finalizzato a favorire la formazione e la ricollocazione dei lavoratori già durante il periodo di cassa integrazione – in modo da tenerli impegnati e speranzosi, evitare il conflitto e  accaparrarsi un nuovo business, quello della formazione. Ma formati per cosa? Che lavoro c’è sul territorio? Che politiche durevoli di creazione di nuova occupazione sono state fatte? Chiamiamo le cose col loro nome: con “Offerta conciliativa” si intende un accompagnamento al licenziamento dei lavoratori in esubero. Ecco il modello italiano di cogestione: Cgil Cisl Uil di fatto autorizzano e affiancano i padroni a licenziare!

Nelle imprese che operano in aree di crisi industriale (laddove si intravvedono possibilità di rilancio  delle attività produttive), si propongono, oltre alla ricollocazione e alla formazione, anche una modifica della normativa degli  ammortizzatori sociali introdotti dal jobs Act, ossia un qualche loro allungamento.

Va tenuto conto che sullo sfondo resta la partita dei contratti – che non ha la stessa urgenza degli ammortizzatori che scadono. Renzi nel meeting di Ventotene con Merkel e Hollande ha lasciato chiaramente intendere che è pronto ad intervenire a gamba tesa sulla questione contrattuale – sulla quale sindacati e Confindustria non hanno ancora trovato la quadra – barattando il contratto nazionale in cambio di un pò di deficit di bilancio. Il debito dell’Italia infatti ha continuato a crescere, il governo spera di strappare ancora un pò di flessibilità sui conti a Bruxelles e in cambio offre una riforma del modello contrattuale che va nella direzione dei dicktat della Troika: moderazione salariale, attraverso la preminenza dei contratti aziendali su quelli di categoria.

RASSEGNA:

“L’accordo sugli ammortizzatori sociali apre scenari preoccupanti”

Di Federico Giusti, da Contro la Crisi del 3 settembre 2016

Cgil Cisl Uil firmano il via libera ai licenziamenti

di Sergio Bellavita, da Contropiano del 2 settembre 2016

“Ennesimo accordo CGIL CISL UIL e Confindustria contro i lavoratori”

di USB, da Contropiano del 4 settembre 2016

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