Brexit: analisi dell’Union Syndicale Solidaires

logo Solidaires quadratoBrexit:  qual’è la sua portata? Quali sono le sfide per l’azione sindacale internazionale?

agosto 2016

Traduzione a cura di Sial Cobas

Le interconnessioni tra le nostre battaglie e le questioni europee sono numerose: riforme del lavoro in Europa, disuguaglianze, ripiegamento verso i nazionalismi di estrema destra in numerosi paesi su basi razziste, dichiarazioni politiche e dibattito in Francia, futuro dell’Europa…

Un risultato che non è poi così sorprendente…

Nonostante i pareri, le pressioni e le minacce delle classi politiche europee, delle “elites” mediatiche, economiche, universitarie o culturali e di posizionamento dei principali dirigenti dell’opposizione come della maggioranza, il voto nel Regno Unito per l’uscita dall’Unione Europea è risultato maggioritario. L’immigrazione (extra comunitaria o interna all’Unione) è stata al cuore delle discussioni, che hanno preso una connotazione apertamente razzista  e xenofoba e hanno dominato il dibattito pubblico. L’uscita della Gran Bretagna è un’uscita a destra, a estrema destra da un certo punto di vista. Una parte di questo voto è stato alimentato dalla crisi dell’accoglienza dei rifugiati in Europa e dalla sua strumentalizzazione da parte dei partiti nazionalisti; una parte di questo voto è frutto di una paura dello “straniero” di cui è responsabile la classe politica (direttamente, per quanto riguarda l’estrema destra; indirettamente, da parte delle politiche europee di stigmatizzazione e di criminalizzazione dei migranti e dei richiedenti asilo). Ma questo voto esprime anche il rigetto da parte delle classi popolari delle politiche sociali ed economiche europee ed in particolare di quelle portate avanti nel Regno Unito. Queste politiche ultra liberiste non hanno smesso di accelerare la deregolamentazione del lavoro e soprattutto lo smantellamento dei servizi pubblici. Se il contesto di questo voto era diverso da quello della Francia e dei Paesi bassi nel 2005 o delle Grecia nel 2014, esprime tuttavia in parte lo stesso rifiuto di un’Europa del capitale, della finanza, dell’ingiustizia sociale.

Nel Regno Unito

In questo contesto, la questione del futuro del Regno Unito si pone con il ritorno delle questioni nazionali all’interno dei suoi confini. Il modo in cui il movimento sindacale e il movimento sociale potranno pesare per un cambiamento delle politiche  sociali è una questione essenziale in un contesto dove l’estrema destra approfitta della vittoria del “leave” di cui si attribuisce il merito.

Nell’Unione Europea

Il Regno Unito non si è mai fermato sul fronte delle politiche di deregolamentazione del lavoro, della pratica del dumping sociale o fiscale, d’evasione fiscale e di politiche anti-ecologiche. E’ stato costantemente promotore in Europa di esigenze di limitazione delle decisioni d’ordine sociale, di deroghe, per esempio sulla durata dell’orario di lavoro. Attualmente il Regno Unito sta al centro della negoziazione del Tafta, ed è facile che l’uscita dall’Unione Europea non cambierà niente da questo punto di vista, anzi, l’opposto.

Ma occorre ricordarsi anche che la Thatcher è passata col rullo compressore sui diritti sociali e sui diritti del lavoro con una violenza inaudita, gettando nella più grande precarietà una larga parte di lavoratrici e lavoratori…In quel caso, non ha avuto bisogno di nessuna raccomandazione europea per farlo…Ed è senza dubbio utile ricordare qui che l’Unione Europea non è un “impero dentro ad un impero”, un potere al di sopra dei poteri; sono i capi di stato a decidere collettivamente le politiche europee. Fraintendersi su questo punto comporta il rischio di alimentare il discorso delle estreme destre europee.

Quindi i risultati di questo voto devono portarci a porre nuovamente delle domande fondamentali su quale Europa vogliamo e sui drammi odierni e futuri provocati da quella che è stata costruita dalle élites finanziarie:

  • devono cessare le politiche d’austerità, di libero scambio generalizzato, di disuguaglianza, che si accompagnano alla chiusura delle frontiere per le persone. Queste infatti non producono che regressione e disperazione sociale. Il primo elemento deve essere la fine delle negoziazioni sul Tafta (Il Trattato di Libero Scambio Transatlantico, noto da noi come TTIP) et le Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement, accordo commerciale di libero scambio tra Canada e UE siglato nel 2014 e che dovrebbe diventare operativo entro la fine del 2016) .
  • nondimeno resta aperta tutta la questione del dumping sia a livello sociale che fiscale, mostrando che la questione del “dentro” o “fuori” dall’UE non risolve tutti i problemi. I governi europei cercheranno di mantenere i vantaggi legati a questo dumping nelle negoziazioni sull’”uscita” che avranno luogo. Nessun dubbio che queste negoziazioni saranno a vantaggio dei capitalisti. Dovremo lavorare insieme con le federazioni e i sindacati nazionali che sono particolarmente impegnati su questi temi.

Per il momento:

  • è urgente rafforzare i nostri legami con i sindacati della Gran Bretagna che lottano contro le politiche di distruzione sociale a tutti i livelli, nelle e partecipare alle loro campagne e  azioni. Il modo in cui saremo capaci di lavorare insieme sulle questioni sociali, come sulle questioni dell’immigrazione, è particolarmente importante per una solidarietà reale contro un modello che sta favorendo la crescita delle estreme destre.

Le sfide europee verranno portate nuovamente sulla piazza pubblica con i rischi di esplosioni nazionaliste, di tentativi di integrazione europea condotti ancora più marcatamente su basi neo liberiste, austeritarie, anti-sociali, anti operaie, repressive e militari. É dunque di primaria importanza partecipare alla costruzione e al rafforzamento di tutte le reti sindacali – come la rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta e la rete Europea dei Sindacati Alternativi e di Base, così come le reti Europee che si coordinano e si battono sul tema della sanità, della finanza, etc., e i controsummit – integrando le forze sindacali combattive nel modo più ampio possibile e sviluppando dei movimenti sociali europei, al fine di stabilire un vero rapporto di forza, per costruire un’Europa sociale.

E’ inoltre necessario:

  • continuare a svolgere un’analisi critica delle politiche dei governi nazionali, così come di quelle delle istituzioni europee e ricentrare il dibattito sul dominio dei grandi interessi capitalistici a tutti i livelli.
  • Promuovere un’altra Europa, un’Europa della solidarietà, un’Europa sociale e solidale e quindi costruire un fronte di lotta a livello europeo e più largamente internazionale. La convergenza delle lotte a livello europeo – cominciando con i sindacati belgi attualmente in lotta contro la Loi Peeters – costituisce una sfida di primaria importanza.

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment.