Almaviva: raggiunto l’accordo nella notte. Ma quali garanzie per il futuro?

almaviva 3E’ arrivata stamattina la notizia che dopo una giornata e una notte di trattativa è stato raggiunto un accordo tra sindacati e Almaviva al Ministero dello Sviluppo Economico. Sono stati scongiurati per il momento i 3mila licenziamenti che altrimenti sarebbero scattati il 5 giugno, ma i 18 mesi di ammortizzatori sociali di cui 6 con contratti di solidarietà e 12 in Cigs non sono quello che volevano i lavoratori. Chi lavora nel settore dei call center sa che per mantenere i posti di lavoro in Italia, con un occupazione stabile e di qualità, occorre introdurre una forte regolamentazione in materia di gare al ribasso, cessione di appalti e delocalizzazione. La riforma del Codice Appalti e l’articolo 24 bis del decreto sviluppo saranno sufficienti? I lavoratori verranno nuovamente chiamati asd esprimersi sull’accordo?

Ci sono volute 17 ore di trattativa fra azienda e sindacati. Alla fine però l’accordo è stato raggiunto per scongiurare i circa 3mila licenziamenti di Almavia Contact, call center del Gruppo Almaviva che lo scorso 21 marzo aveva avviato la procedure di riduzione del personale nelle sedi di Roma (fino a 918 persone), Napoli (fino a 400 persone), ma soprattutto Palermo (fino a 1.670 persone).
Alla fine, sul filo di lana l’accordo è stato raggiunto e per l’azienda è previsto un percorso di 18 mesi di ammortizzatori sociali, di cui 6 con contratti di solidarietà e 12 in Cigs. L’intesa è arrivata in extremis perché oggi sarebbero scaduti gli ammortizzatori sociali di cui godeva l’azienda e dal 5 giugno (75 giorni dopo l’avvio della procedura) sarebbero partiti i licenziamenti.

«Almaviva, lo avevo detto che non avremmo lasciato sole 3mila persone. Salvi i posti di lavoro. Accordo siglato!» ha twittato il viceministro al mise Teresa Bellanova. L’impegno del viceministro è stato “decisivo” ha dichiarato l’azienda. Sulla stessa falsariga le considerazioni di Vito Vitale (Fistel Cisl) che ha ringraziato «Governo, Vice Ministro e tutto lo staff del mise per il supporto istituzionale fornito nei 75 giorni della procedura senza mai perdere la speranza di scongiurare i licenziamenti».

I primi sei mesi di contratto di solidarietà riguarderanno le sedi di Roma e Palermo (con percentuale al 45%) e Napoli (con percentuale al 35%). È previsto un tavolo mensile presso il Mise insieme con il ministero del lavoro per verificare mese dopo mese l’andamento produttivo ed economico dell’azienda. Le “eccedenze” andranno ridotte del 5% a trimestre dopo i primi sei mesi. In termini pratici la percentuale di solidarietà scenderà così fino al 20%. In linea teorica questo è legato o a una riduzione del personale, o a un aumento delle commesse. La scommessa di azienda e sindacati va su questo secondo punto visto anche che non sono previsti incentivi all’esodo.

Si conclude così una vicenda che ha tenuto sul fiato sospeso quasi 3mila dei 10mila lavoratori di Almaviva Contact (8mila a tempo indeterminato e 2mila “outbound”, per le chiamate fatte verso l’esterno per offerte commerciali). Ad aprile un accordo raggiunto fra azienda e lavoratori (6 mesi di solidarietà) era stato bocciato dai lavoratori con un referendum.

La decisione dell’azienda di avviare le procedure di licenziamento non è stato un fulmine a ciel sereno. Il settore da tempo è alle rese con nodi strutturali che hanno progressivamente tolto ossigeno. Le gare al massimo ribasso con la problematica legata al personale delle aziende che perdevano le commesse (le clausole sociali sono state normate definitiamente solo ieri con accordo fra azienda e sindacati all’interno di un percorso avviato qualche mese fa con la riforma del codice appalti), le delocalizzazioni che dovrebbero essere normate dall’articolo 24 bis del decreto sviluppo però rimasto troppo spesso inapplicato (chi risponde dall’estero deve dire subito di rispondere dall’estero, ma così non avviene) hanno creato una situazione di disagio per le aziende più strutturate come Almaviva Contact, vittima di una sorta di dumping produttivo. I prossimi mesi serviranno anche a capire quanto di questi nodi strutturali riuscirà a essere affrontato e risolto.

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