Accordi interconfederali: 1993, 2014 e 2026
Slitta la scadenza del 20 ottobre per chiudere il confronto tra Cgil, Cisl, Uil e le associazioni padronali sul rinnovo del “Patto della fabbrica”. E’ di oggi sabato 17 ottobre la notizia che il confronto si è impantanato. Ancora una volta, i vertici sindacali siedono al tavolo delle trattative senza aver prima discusso, né fatto votare le proposte a chi in fabbrica e nei posti di lavoro ci va tutti i giorni: le lavoratrici e i lavoratori. Parlano di formazione, sicurezza e partecipazione, ma il rischio è che resti solo “aria fritta”. Sui nodi centrali — salario e democrazia — i documenti non vanno nella direzione di difendere i nostri diritti.
💰 SALARI: BASTA PERDITE, SERVE L’INDICIZZAZIONE RETROATTIVA!
La proposta di ridefinire i minimi tabellari (TEM) e quello aziendale compreso il welfare (TEC) non basta più.
- L’inflazione mangia gli stipendi: Senza un’indicizzazione piena e retroattiva dei salari, le nostre buste paga aumentano solo sulla carta, ma valgono sempre meno. Non possiamo più accettare recuperi posticipati di un anno, come avviene nel settore metalmeccanico.
- Stop ai contratti bloccati: Servono meccanismi automatici di aumento salariale per quelle aziende che lasciano scadere i contratti nazionali, costringendo milioni di lavoratori ad aspettare i rinnovi per 6, 9 o 12 anni.
La nostra proposta: Serve una grande vertenza generale per recuperare subito alcune centinaia euro al mese per tutti. Di questo dobbiamo discutere e far decidere nelle assemblee retribuite!
🗳️ DEMOCRAZIA: VOGLIAMO ELEGGERE DIRETTAMENTE I NOSTRI DELEGATI!
La rappresentanza nei posti di lavoro è bloccata da regole ingiuste e da un Articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori che la Corte costituzionale ha già definito zoppo e discriminatorio.
- Sindacati esclusi anche se maggioritari: Oggi, se un sindacato non firma il contratto aziendale, la direzione può negargli il diritto di eleggere i propri rappresentanti (RSA), anche se quel sindacato ha la maggioranza degli iscritti e dei lavoratori in sciopero (come successo storicamente alla Fiom e recentemente al sindacato OR.SA.).
- Il fallimento degli accordi: Nel 1993 promisero le RSU ovunque entro tre mesi: sono passati più di 30 anni e in molti settori, come il Commercio, non si applica il voto proporzionale o si preferiscono delegati nominati dall’alto o dai soli iscritti ad un sindacato.
La nostra proposta: Serve una legge sulla rappresentanza che permetta finalmente ai 24 milioni di lavoratori italiani di eleggere democraticamente i propri delegati (RSU) a livello aziendale e di scegliere chi deve sedersi ai tavoli nazionali.
ORA TOCCA A NOI!
La presenza e il potere dei lavoratori si costruiscono a partire dalle singole realtà, con la pratica dell’obiettivo e con l’elezione diretta delle RSU. Riprendiamoci il diritto di decidere sul nostro futuro e sui nostri salari.
