Una prima riflessione sulla crisi del SI-Cobas e non solo. Anzi
In questi giorni un confronto-scontro nel sindacato SI-Cobas ha portato a una scissione, disperdendo un patrimonio di esperienze e lotte. Non è una buona notizia, in tempi come questi in cui le legittime lotte di lavoratrici e lavoratori vengono criminalizzate e molti di coloro che per anni hanno lottato o sostenuto lotte ora hanno denunce che gli pesano sul capo. In molti casi, i risultati di tanto sforzo si sono ridotti ad accordi sul premio di presenza e/o su risarcimenti economici per la salute già rovinata. Questi accordi non possono essere la falsariga di quello che lavoratrici e lavoratori dovrebbero ottenere (anzi…).
Ora dovremo contrastare l’esposizione al freddo e al caldo, non più solo nella logistica ma ad ampio raggio, dai vigili del fuoco agli asili nido e alle scuole, ai lavori all’aperto ci sarà da fare una lotta comune a causa dell’emergenza climatica. Per questo è importante continuare a cercare il modo di far pesare democraticamente la nostra volontà di migliorare le nostre condizioni di lavoro.
C’è da reinventare il sindacato. Però è dagli anni ’80 che ci si tenta e ad oggi sono nate decine di nuovi sindacati, che hanno sì parzialmente contribuito a rallentare gli arretramenti e/o a ottenere qualche miglioramento, ma non sono mai diventati un’alternativa complessiva. In Italia finora non è stato difficile fondare nuovi sindacati. Quel che è difficile è far prendere le decisioni sui contratti a tutte le lavoratrici e i lavoratori. Certo, nessuna legge ha mai reso vincolante la loro volontà e gli accordi del 1993 e del 2014 hanno reso difficile praticare la democrazia. Vedremo se l’accordo tra le associazioni datoriali e Cgil, Cisl e Uil che dovrebbe essere definito entro il 20 ottobre migliorerà o peggiorerà i diritti dei lavoratori.
Secondo noi c’è una contraddizione tra la scelta di autodefinirsi sindacati di base, di classe, combattivi, anticapitalisti e poi limitarsi a nominare (o se va bene a eleggere) solo la RSA (Rappresentanza Sindacale Aziendale) dei propri iscritti. In questi anni la mancanza in molti posti di lavoro della RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) di tutte le lavoratrici e i lavoratori ha limitato sia il coinvolgimento di tutto il personale nelle scelte sindacali, sia la possibilità di nominare gli RLS (Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza) e di intervenire sulla salute e la sicurezza. È una delle cause del numero sempre crescente di incidenti anche mortali sul lavoro.
Facciamo appello a lavoratori e lavoratrici per praticare insieme un sindacalismo che non accompagni passivamente ristrutturazioni e perdite salariali continue, partendo dall’elezione di un organismo unitario in ogni luogo di lavoro, ovvero le RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie), che faccia votare tutto il personale su ogni decisione importante. L’esistenza di diversi sindacati frutto di esperienze concrete e di diverse opinioni è normale, ma le opinioni vanno ricomposte in una delegazione trattante sotto il controllo di tutte le lavoratrici e i lavoratori.
Coordiniamo le delegate e i delegati così eletti nei luoghi di lavoro, nei settori e a livello generale. E se possibile evitiamo nel pubblico impiego, dove le RSU si eleggono ogni tre anni, di presentarci con 19 sigle del sindacalismo di base in ogni posto di lavoro: facciamo accordi e patti tra le diverse realtà sindacali.
Lì, 16-10-2026
