In sintesi come si legge su Medicina Democratica “il coperchio dopo le 4 atmosfere doveva aprirsi per impedire l’esplosione dell’impianto” che era studiato al risparmio e non aveva un contenitore per raccogliere quello che è fuoriuscito e si è riversato su lavoratori e ambiente. Dal racconto di un lavoratore che è entrato nel reparto subito dopo e per la puzza è tornato sui suoi passi bagnato di goccioline … e preoccupato. Dopo un quarto d’ora sente dire dal responsabile a tutti i lavoratori della manutenzione: “togliete e buttate i vestiti e andate sotto la doccia per più tempo possibile”. Chi lo ha fatto non ha avuto cloracne. Chi fuori spaesato ha cercato di capire perchè e cosa succedeva senza sapere con cosa aveva a che fare ha subito danni. La Icmesa ha tergiversato dal sabato 10 luglio 1976 e solo il venerdì successivo di fronte alla assemblea indetta dal Consiglio di Fabbrica aperta a tutti compresa la stampa estera la direzione ha finalmente detto che era Diossina. Non è stato un incidente perchè la progettazione al risparmio è la causa (e non potevano non sapere che una volta uscita andava contenuta in un serbatoio altrimenti avrebbe provocato gravi danni). Di seguito alcuni riferimenti e commenti utili.
Nella assemblea del 4 luglio a Meda https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=19147 sono stati presentati i difetti tecnici e i rischi ancora in corso. Ci saranno altre iniziative sul territorio per le conseguenze sulla salute. In piazza l’8 luglio si è discusso del nesso tra il disastro e lo sviluppo delle inziative sulla riforma sanitaria e sul ruolo del Comitato Tecnico Scientifico Popolare e sulla nascita della direttiva Seveso.

le slide della riunione del 4 luglio2026
