Morire di freddo: perché? Per chi?

Le cause della morte di Pietro Z. nel cantiere di Cortina verranno accertate dalla magistratura (che in tempi lunghi farà giustizia??). Ora un pensiero va ai familiari e conoscenti e un altro pensiero a chi lavora in condizioni simili. Molte sono le attività che si svolgono all’aperto e per citarne alcune: Chi riceve i clienti negli alberghi deve stare al freddo fuori pronto in ogni momento. Eppure, a prima vista sembra un bel lavoro ben vestito. Il lavoratore turnista dei chimici che deve gestire un impianto all’aperto per quanto tempo, quando si può riscaldare e dove? Sicuramente è meglio pagato del Vigilantes precario a 12 ore al giorno che ha perso la vita ma comunque quale è il rischio? Chi deve entrare e uscire dalle celle frigorifere a meno 15-20 gradi come è previsto che debba lavorare? E si potrebbe continuare. A proposito chi lavorerà per le Olimpiadi come lavorerà da dipendente e/o tra i 18.000 volontari? Le leggi sulla sicurezza dal lontano 1955 e 1956 a cui sono seguite diversi aggiornamenti continuano a non essere rispettate complice anche la precarietà. A questo si aggiunge la mancanza di ispezioni e il Governo non risolve con la assunzione di dirigenti. E infatti muoiono oltre 3 lavoratori al giorno, centinaia di migliaia sono gli infortuni e le malattie professionali causate da produzioni e lavoro nocivo sono molte più di quelle censite. Il lavoro a meno 15-20 gradi quando è necessario farlo andrebbe realizzato da chi non ha problemi di salute e con una durata accettabile e ben coperti avendo la possibilità di un ambiente riscaldato a intervalli previsti. Ai tempi del “militare” (leva obbligatoria) i turni di guardia erano di due ore e per riscaldarsi veniva dato il cordiale (cognac di qualità inferiore). Certamente non vogliamo tornare lì!! Ma nel caso di Pietro: 12 ore di turno, stufetta e forse niente altro?!? L’acquisto dei DPI validi deve essere previsto e realizzato dalle aziende e non dal singolo lavoratore (anche se rimborsato). Nei luoghi di lavoro si ha diritto alla elezione degli RLS che hanno il potere di intervenire con i responsabili aziendali per far applicare le migliori soluzioni a difesa della salute e dei lavoratori. E’ da conquistare ma è previsto ed è legittimo ottenerlo Tra le aziende madri e gli appaltanti è previsto un DUVRI (Documento Unico Valutazione Rischi) che, quando c’è spesso è solo sulla carta e poi serve all’Inail che lo usa per sostenere che non c’era evidenza di malattie né dei rischi realmente incontrati sul luogo di lavoro. Certamente quello che va sviluppato non è il solito tavolo di confronto ma un’azione concreta nei luoghi di lavoro anche con assemblee retribuite per informarsi, formarsi e far applicare le norme più avanzate sulla salute e sicurezza. Ed eleggere gli RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) Il sindacato SIAL-Cobas si rende disponibile a sostenere le azioni necessarie a far rispettare le leggi e potete contattarci a info@sialcobas.it

** Appena finito di scrivere questo commento giunge notizia del morto sul lavoro a Taranto dentro ex ILVA dove non mancano sindacati, delegati RSU e RLS … ma …

qui potete trovare qualche utile informazione per difendersi: https://www.sialcobas.it/2024/11/salute-e-sicurezza-sul-lavoro-la-parola-al-sial-cobas/