Il 23 febbraio sciopero generale della scuola con manifestazione nazionale a Roma

L’8 febbraio, dopo 9 anni di attesa, è stato siglato dai confederali il nuovo contratto della scuola. Nove anni nei quali i tagli della Gelmini e poi la Buona Scuola renziana hanno ridotto gli insegnanti italiani in poveri lavoratori in balia dei dirigenti trascinando il loro ruolo e riconoscimento sociale sempre più in basso. La mancata firma di Snals e Gilda e i molti mal di pancia all’interno dei confederali delineano però il concreto rischio di essere arrivati ad «un contratto elettorale».

Usb, Usi, Unicobas, Cobas , coordinamenti di base dei diplomati magistrali, Cub hanno subito indetto uno sciopero generale nella scuola contro la firma del nuovo contratto. Il personale avrebbe perso fino a 18 mila euro in dieci anni di blocco a fronte di un aumento medio di 96 euro mensili lordi a cui si aggiungono circa 400 euro di arretrati. Unicobas rivolge un invito a Gilda e Snals – che non hanno firmato – a partecipare allo sciopero.  La manifestazione prevista il 23 febbraio partirà alle 9 dal ministero dell’Istruzione a Roma.

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Lettera aperta per lo sciopero e la manifestazione nazionale del 23 febbraio 2018

Cobas Scuola, 19 febbraio 2018

Il prossimo 23 febbraio la scuola effettuerà un nuovo sciopero, dopo quello dell’8 gennaio. Se allora il tema principale era la lotta all’inaccettabile sentenza del Consiglio di Stato contro le maestre/i diplomate magistrali, che ne ha messo a forte rischio il posto di lavoro e i diritti acquisiti, nella giornata del 23 a questo motivo di conflitto, che rimane più che mai cruciale, si aggiunge la protesta di tutta la scuola contro un contratto miserabile, che, dopo 10 anni di blocco e di perdita salariale oltre il 20%, offre una insultante “mancetta” di 45-50 euro mensili nette e introduce negli obblighi contrattuali una parte delle schifezze della legge 107.

Nella manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 23, dovremo dunque equilibrare adeguatamente i due temi. Nella piattaforma per lo sciopero i COBAS hanno proposto un NO secco al contratto miserabile e il pieno recupero salariale di quanto perso nel decennio di blocco contrattuale; la permanenza, per chi vi si trova, in “ruolo” o nelle GAE delle maestre/i diplomate magistrali e per tutti/e i precari/e abilitati la riapertura delle GAE e l’immissione “in ruolo” per chi ha 3 anni di servizio; e in più un NO allo strapotere dei presidi, ai quiz Invalsi, all’obbligo dell’Alternanza scuola-lavoro e al mancato rientro dei “dispersi” in tutta Italia dall’algoritmo MIUR, oltre alla richiesta del ripristino della democrazia sindacale nelle scuole e la restituzione a tutti/e del diritto di assemblea in orario di servizio.

Tutte queste cose le vorremmo dire non solo al MIUR (dove alle 9.30 del 23 ci raduneremo) ma anche con un corteo che raggiunga il centro di Roma. Le “regole del gioco” (che abbiamo sempre contestato), imposte da Prefettura e Questura, fissano alcuni limitatissimi e poco significativi percorsi per i cortei. Con però alcune eccezioni, che riguardano scioperi e manifestazioni nazionali sindacali, su temi di conflitto che coinvolgono parecchi lavoratori/trici e con una significativa presenza (di solito almeno 2-3 mila persone) di manifestanti. Abbiamo comunicato alla Questura che tale presenza “significativa” con alta probabilità si realizzerà il 23 e crediamo si possa essere ragionevolmente ottimisti sulla accettazione della richiesta. All’interno dell’eventuale corteo dovremo dare il giusto rilievo, nel quadro di uno sciopero che però riguarda tutto il personale docente ed ATA, alla lotta attualmente più rilevante, quella delle maestre/i diplomate magistrali che hanno guadagnato sul campo il diritto/dovere di insegnare. Per questo proporremmo una possibile disposizione del genere: 1) uno striscione d’apertura che esprima il NO al contratto e la richiesta dell’assunzione stabile di tutti/e i precari, gestito da un ristretto numero di rappresentanti delle strutture che hanno promosso e sostenuto lo sciopero; 2) uno striscione che sottolinei la lotta delle maestre diplomate, senza riferimento a sigle, che introduca lo spezzone di apertura del corteo costituito dalle maestre/i in lotta; 3) un secondo blocco costituito dalle organizzazioni sindacali che hanno convocato lo sciopero, con un ordine che ne rispetti le reciproche dimensioni; 4) un terzo blocco costituito da collettivi o singoli non legati alle strutture sindacali presenti ma che condividono i temi dello sciopero.

Per quel che riguarda lo spezzone delle maestre/e, sappiamo che non esiste un “centro” organizzato che possa decidere per tutte/i. Però è stato fatto un tentativo significativo di arrivare ad una struttura unitaria con l’Assemblea nazionale di Bologna. Forse si potrebbe affidare alla presidenza di tale Assemblea l’incarico di effettuare una consultazione in merito allo schema di massima che proponiamo, alla scelta dello striscione iniziale per lo spezzone delle maestre/i e della sua disposizione, formulando magari anche una lista di interventi di esponenti del movimento delle maestre/i DM alla conclusione della manifestazione, dotati di una qualche rappresentatività e da “miscelare” con quelli delle organizzazioni sindacali promotrici. Essendo responsabili formalmente e giuridicamente (nei confronti della Questura e delle autorità) come COBAS della manifestazione da noi richiesta, ed avendo in sospeso un buon numero di denunce a carico per la manifestazione del 10 novembre scorso, siamo obbligati a sottolineare che l’intesa che auspichiamo tra le varie strutture del movimento in lotta ci pare conditio sine qua non per il corretto svolgimento della giornata e dell’auspicabile corteo.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

19 febbraio 2018

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