Lavoro: addio alla mobilità dal 1° gennaio. Ora unico assegno di disoccupazione è la Naspi

indennita-disoccupazione-naspi-mobilita-ordinariaLavoro: addio alla mobilità dal 1° gennaio

Scompare dopo 25 anni l’indennità di mobilità. Possibile la mobilità in deroga in determinati casi da parte di regioni e province autonome

di Marina Crisafi, da StudioCataldi.it

Cala il sipario sulla mobilità per i lavoratori colpiti da licenziamento collettivo. Dal 1° gennaio 2017 infatti scompare, secondo quanto previsto dalla legge Fornero del 2012, dopo ben 25 anni, il sussidio spettante ai lavoratori licenziati da imprese industriali con più di 15 dipendenti o commerciali con oltre 50.

A ricordarlo è l’Inps, nella circolare n. 217/2016, illustrando la facoltà per regioni e province autonome di porre in essere provvedimenti concessori aventi effetti di durata anche ulteriore al 31 dicembre 2016, data in cui spiega l’ente, l’istituto della mobilità ordinaria cessa i suoi effetti (come stabilito dall’art. 2, comma 71, della l. n. 92/2012). In particolare, rammenta l’Inps, già con precedente circolare (n. 2/2013), è stata recepita l’abrogazione a partire dal prossimo anno, “delle disposizioni della legge n. 223 del 1991 che disciplinano la lista di mobilità, l’indennità di mobilità, il collocamento dei lavoratori in mobilità e la cancellazione del lavoratore dalle liste di mobilità“. Pertanto, prosegue l’ente, nel caso di concessioni di provvedimenti di mobilità in deroga con data di inizio del trattamento successiva al 31 dicembre 2016, le norme sopracitate non sono più in vigore.

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da Il Messaggero del 17 dicembre 2016

Dopo 25 anni dall’istituzione del sussidio che in alcuni casi (mobilità lunga verso la pensione) poteva durare fino a sette anni in caso di lavoratore anziano licenziato al Sud, l’unico assegno di disoccupazione resta la Naspi, uguale per tutti. Chi è stato messo in mobilità quest’anno continuerà a percepire l’assegno mentre non sarà possibile erogarne di nuovi. Dal prossimo anno – spiega la Uil – verranno meno anche gli incentivi alle assunzioni per coloro che, licenziati quest’anno, continueranno a percepire l’ indennità di mobilità anche nel 2017. Gli sgravi riguardavano le assunzioni di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità indennizzata.

La contribuzione previdenziale a carico dell’azienda era pari a quella degli apprendisti, per la durata di 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato e 12 mesi in caso di tempo determinato. A ciò si aggiungeva un contributo mensile, pari al 50% dell’ indennità non ancora percepita per un periodo di 12 mesi per persone under 50 anni; 24 mesi per gli over 50; 36 mesi over 50 anni residenti nel Mezzogiorno e nelle aree ad alto tasso di disoccupazione.

Secondo la Uil le persone che rischiano di perdere gli sgravi sono circa 185.000 (104 mila residenti nelle Regioni del Nord, 37 mila residenti nelle Regioni del Centro, 44 mila residenti nelle regioni meridionali). Per queste persone – dice la Uil – a partire dal prossimo anno sarà più difficile, soprattutto al Sud, ricollocarsi nel mondo del lavoro. Il costo degli incentivi, sempre secondo calcoli Uil, è stato di 679 milioni di euro nel 2013; di 354 milioni di euro nel 2014; di 40 milioni di euro nel 2015. Con l’abrogazione della indennità di mobilità – sottolinea sempre la Uil «i risparmi a regime saranno per lo Stato di oltre 2,5 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno le minori spese per il cadere degli incentivi alle assunzioni».

Fino alla fine del 2014 il lavoratore del Sud over 50 licenziato poteva avere fino a 48 mesi di di indennità di mobilità. Nel 2015 e nel 2016 c’è stato un decalage a 36 mesi e a 24 mesi. Per il 2016 il sussidio dura 12 mesi per chi ha meno di 40 anni, 18 per chi ha tra i 40 e i 49 anni al Sud o per chi ne ha più di 50 al Nord e 24 se si hanno più di 50 anni e si risiede al Sud.

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