Report dell’assemblea sulla violenza maschile contro le donne – Cassina de’ Pecchi 22 novembre

img_3665REPORT DELL’ASSEMBLEA PUBBLICA A CASSINA DE’ PECCHI del 22 novembre 2016:

L’assemblea cittadina organizzata dal Sial Cobas presso la sala consigliare del Comune di Cassina de’ Pecchi per parlare della violenza maschile sulle donne ha visto una buona partecipazione di attivisti sindacali e volontari del Caf, e una partecipazione cittadina ancora esigua per l’entità del tema, ma da cui partire per portare avanti ulteriori iniziative di controinformazione, formazione e attivismo sul territorio.

Tra le relatrici l’Avvocata Tatiana Biagioni, giuslavorista, ex consigliera di parità della provincia di Milano e attualmente Presidente del CPO (Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Milano); Veronica Saba, attivista femminista, nel percorso che ha portato all’indizione della manifestazione Non Una di Meno e volontaria della piattaforma online Chayn Italia; Marie Moise, dottoranda in studi femministi e di genere. Hanno introdotto la serata Silvia Tagliabue del Sial Cobas e Laura Vecchi, Assessora alla Cultura con delega alle Pari Opportunità del Comune di Cassina de’ Pecchi.

La violenza maschile contro le donne e il femminicidio:img_3655

La violenza di genere è un fenomeno strutturale e globale, che attraversa le nostre società e in alcuni paesi è addirittura esponenzialmente in crescita, basti pensare all’Argentina o al Messico.

L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha elaborato i dati di 141 diverse ricerche, effettuate in 81 paesi, ottenendo l’impressionante dato secondo il quale il 35% delle donne ha subito almeno una volta nella vita una qualche forma di violenza. Sempre secondo l’OMS l’80% di queste sono perpetrate da mariti o fidanzati e il 38% delle donne uccise muore per mano del partner (od ex partner). La maggioranza dei femminicidi – termine col quale si intende l’uccisione di una donna da parte di un uomo proprio in quanto donna, e quindi ritenuta oggetto di proprietà di cui disporre financo a deciderne della vita o della morte – avviene dopo una serie di episodi di violenza o maltrattamenti. Parlare di raptus omicida è quindi per la maggior parte dei casi falso e scorretto. Questo fatto deve indurci ad una presa di responsabilità sul territorio e nel nostro contesto di vita, di fronte a richieste di aiuto più o meno esplicite da parte di donne che incontriamo.

img_3657Nessuna/o deve sentirsi immune dalla violenza. I dati parlano chiaro: se in Italia ogni due giorni viene uccisa una donna da un uomo, significa che la violenza è molto vicina a noi. E noi possiamo fare qualcosa, possiamo fare una rivoluzione, rompendo l’isolamento che circonda le donne che vivono una situazione di maltrattamento, ricatto e paura. Prima di tutto sapere ascoltare, sapere accogliere la richiesta di confidenza o di aiuto di una donna maltrattata. Non perdere il suo contatto, riuscire in qualche modo ad “agganciarla”, starle vicino, andarla periodicamente a cercare. Una delle caratteristiche delle vittime di violenza è infatti l’ambivalenza: c’è sempre un momento in cui l’esasperazione, la paura o la rabbia hanno il sopravvento e la donna trova in coraggio di cercare aiuto. Poi però succede che sia scoraggiata e ritorni nella dinamica della relazione vittima-carnefice. C’è una una vera e propria spirale della violenza, che prevede anche un momento di riconciliazione in cui l’uomo maltrattante cerca di riconquistare l’amore e la fiducia della donna maltrattata quando la sente allontanarsi. Questa fase è stata descritta come “fase della luna di miele” e tutte le figure professionali coinvolte nell’aiuto alle donne vittime di violenza non esita a definirla illusoria. Un uomo che ha maltrattato non cambia (almeno non al di fuori di un percorso di aiuto psicologico). Dopo questa fase di falso pentimento e promessa di cambiamento, la violenza dell’uomo torna a breve a scatenarsi in modo ancora più forte. E poi potrebbe essere troppo tardi per una donna sottrarsi al pericolo mortale.


sabaDotarsi di saperi, consapevolezza e strumenti contro la violenza di genere.

L’idea di una formazione diffusa, per un cambiamento culturale e una maggiore consapevolezza della violenza di genere che attraversa le nostre società è alla base del progetto della piattaforma online Chayn Italia, che vuole essere un luogo nella rete per reperire “strumenti contro la violenza di genere”. Il sito è stato presentato dall’attivista Veronica Saba: oltre alla descrizione della violenza domestica, la preventivazione del rischio, le informazioni legali o in caso di emergenza, la mappatura dei servizi, come i fondamentali centri antiviolenza ai quali rivolgersi in prima istanza, contiene anche un prontuario utile a tutti su “come aiutare un’amica” vittima di maltrattamenti e violenza.

La violenza di genere è un fenomeno strutturale e globale: anche la risposta delle donne!

L’intervento di Marie Moise ha volute ricordare le tappe principali del movimento delle donne di questi ultimi anni, che dopo le vittorie del femminismo novecentesco, e le sue divisioni, sta riemergendo in modo carsico e meno strutturato, ma con nuove pratiche e nuove urgenze. Il percorso che ha portato alla manifestazione del 26 novembre NON UNA DI MENO sta aggregando realtà associative eterogenee, attiviste dei centri antiviolenza e singole, reti che si sono formate prendendo spunto e collegandosi idealmente ai movimenti delle donne negli altri paesi.

Alcune tappe delle mobilitazioni delle donne di questi anni a livello globale:

– a luglio 2013 in Irlanda – dopo giorni di manifestazioni a seguito della morte di una donna alla quale era stato negato l’aborto per motivi di salute – è stata approvata una legge per l’interruzione di gravidanza nel caso in cui sia a rischio la vita della donna: non lo prevede in caso di stupro, di incesto o di anomalie del feto. Si tratta tuttavia di un miglioramento rispetto a prima, visto che il divieto di abortire era scritto nella Costituzione. Le donne irlandesi vogliono la libertà di scelta e continuano a organizzarsi e mobilitarsi per ottenerla.

– nel 2014, in Spagna, il movimento YO DECIDO ha portato in piazza milioni di donne contro il progetto di legge Gagliardon che voleva proibire l’aborto. Il Ministro è stato costretto a dimettersi, ma è passata una legge restrittiva.

– il 24 aprile le strade di Città del Messico sono esplose al ritmo di batucadas e slogan anti patriarcali. La  marea viola del corteo femminista ha iniziato la sua marcia nel municipio di Ecatepec, la periferia infernale che batte il triste record dei femminicidi di Ciudad Juárez. Migliaia di donne, e di uomini, sono usciti di casa –  anche in altre 40 città –  al grido di “Ci vogliamo vive”, contro la violenza machista in Messico uccide 6 donne ogni giorno: una pandemia.

– questa primavera, in Brasile, una sedicenne è stata drogata e violentata da 31 uomini, tra i quali il suo fidanzato. Il video dello stupro è stato messo su internet. Il suo caso ha provocato reazioni di shock e rabbia su internet, dove vari gruppi hanno organizzato manifestazioni di protesta “contro la cultura dello stupro”.

– in Argentina è successa una cosa simile questo ottobre. Una giovane è stata drogata, violentata ed impalata da tre uomini ed è morta poco dopo per le ferite riportate. La rabbia è esplosa in tutto il paese e il 19 ottobre le donne argentite hanno fatto una giornata di sciopero, scendendo in piazza vestite a lutto. “Se la mia vita vale così poco, fate senza di me” è stato lo slogan. La manifestazione ha preso una dimensione continentaledal momento che le donne sono scese contemporaneamente in piazza in altri paesi latino americani.

– In Polonia e in Corea, sempre lo scorso ottobre s sono tenuti scioperi e manifestazioni delle donne per il diritto all’aborto. In Polonia la mobilitazione ha portato al ritiro di una legge di iniziativa popolare che praticamente rendeva illegale l’aborto.

– Infine, in Islanda e Francia, questo novembre, le donne hanno manifestato contro la disparità salariale uomo-donna (presente in tutti i paesi del mondo) decidendo di uscire dal lavoro alle 16.38 del pomeriggio, a marcare il fatto che da quel momento alla fine dell’anno lavorano non pagate.

img_3666La tragedia del femminicidio è solo la punta dell’iceberg del problema della discriminazione di genere: a cominciare dai luoghi di lavoro

L’Avvocata Tatiana Biagioni ha esordito con una considerazione: le donne sono cresciute in un sistema culturale incentrato sulla figura maschile che le porta spesso a ragionare come gli uomini o a vantaggio degli uomini. Quindi bisogna cominciare a scardinare a tutti i livelli questa prospettiva per rimettere al centro i bisogni dell’uno e dell’altra. Nel mondo del lavoro c’è molto da fare. Le donne devono faticare il doppio per affermarsi e vedere riconosciuto il proprio percorso di crescita e di carriera. Per questo il sistema delle quote, sebbene possa non piacere o sembrare umiliante, è, ad oggi, necessario per permettere ad un numero maggiore di donne di entrare nei consigli di amministrazione, nelle segreterie e in generale nei luoghi di potere.

Ad oggi, il 90% delle discriminazioni subite dalle donne riguarda la maternità (e l’essere diventata madre in generale). Demansionamenti, blocchi di carriera, licenziamenti discriminatori, ostacoli sugli orari di entrata/uscita e sui turni.

Il punto è che oggi, in Italia, l’impegno di un figlio che arriva ricade quasi totalmente sulla donna. Se la donna ha 5 mesi di maternità retribuiti, l’uomo ne ha solo due. E finchè il congedo parentale prevede una decurtazione dello stipendio è chiaro che per motivi di reddito familiare lo prenderà chi guadagna meno, ossia la donna.

Occorrerebbe, secondo Biagioni, passare da concetto di conciliazione a quello di condivisione. Anzichè parlare di maternità occorrerebbe tutelare e garantire la genitorialità, con la possibilità di congedo interscambiabile cui possano avere accesso entrambi i genitori.

Andrebbero poi defiscalizzate le spese di cura, come primo passo per sopperire alla scarsità di servizi gratuiti per l’accudimento dei figli nei primi anni di vita ( e anche l’assistenza a casa diventa fondamentale visto che nei primi anni i bambini si ammalano spessissimo, ma la lavoratrice subisce forti pressioni per essere presente al lavoro).

Infine, l’avvocata Biagioni ha denunciato la piaga delle molestie sui luoghi di lavoro. Qualcosa di cui si parla poco e che addirittura arriva ad essere un tabù, difficile da affrontare sia dalle dirette interessate, che da chi sta loro intorno (colleghi, sindacati, istituzioni, financo la giustizia). La molestia è un comportamento indesiderato che si subisce e che vittimizza e dal quale diventa difficile sottrarsi se si tratta del luogo di lavoro. La paura di perdere il posto – e il reddito – il senso di vergogna e incomprensione da parte di chi circonda la molestata e la paura di non essere creduta da chi giudica finiscono per rendere la vita un inferno.

Le donne molestate sui luoghi di lavoro sono più di un milione secondo l’ISTAT e nel 90% dei casi sono loro, e non i molestatori, a uscire dall’azienda.

L’assemblea si è conclusa dandosi appuntamento a dopo la MANIFESTAZIONE #NONUNADIMENO DEL 26 NOVEMBRE A ROMA CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE, per fare un bilancio della mobilitazione e dei tavoli di discussione del giorno successivo.

L’idea è anche quella di mappare i servizi, i centri antiviolenza o di aiuto donna presenti sul territorio della martesana e muoversi di conseguenza, anche attivando un percorso di formazione sul tema dei maltrattamenti e della violenza di genere in un’ottica di presidio, prevenzione e rete di supporto sul territorio.

L’Assessora Laura Vecchi ha anticipato la messa in cantiere da parte del Comune di Cassina de’ Pecchi di un incontro pubblico tra donne di generazioni e formazioni diverse, protagoniste del vecchio e del nuovo femminismo per confrontarsi e trovare nuovi percorsi comuni.

 

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