Londra: scioperare e vincere contro i colossi della “sharing economy” si può. Il caso di Deliveroo

deliverooLa lotta dei “drivers” della Deliveroo, azienda della cosiddetta sharing economy, iniziata lo scorso 10 agosto, ha innescato interesse ben oltre i confini di Londra.

articolo da Clash City Workers del 31 agosto 2016

“Imprenditori di se stessi”, un po’ come gli autisti di Uber, hanno avuto il coraggio di ribellarsi al tentativo di peggioramento delle già difficili condizioni contrattuali e lavorative, prospettato dal colosso della consegna a domicilio delle pietanze preparate dai ristoranti londinesi (ma Deliveroo ha sedi anche in altri paesi, Italia compresa): in estrema sintesi, si voleva eliminare la parte fissa della retribuzione, sostituendola con un compenso maggiore per quella variabile (la quota che i fattorini guadagnano per ogni consegna effettuata). Le settimane di volantinaggi, scioperi, manifestazioni, proteste sui social, ci danno diverse indicazioni utili per capire come si sviluppi e, soprattutto, come si possa sviluppare, il conflitto su posti di lavoro in cui regole e condizioni stanno cambiando rapidamente.

Deliveroo nella capitale britannica ha una forza lavoro dispersa su un territorio enorme: Londra vanta infatti un’estensione territoriale di 1.500km² e una popolazione di più di 8 milioni e mezzo di abitanti. Per di più, i fattorini soffrono di un alto tasso di turnover e hanno scarso potere contrattuale. Da una parte, infatti, sono facilmente sostituibili, considerato che sono scarsamente specializzati; dall’altra, un loro sciopero non blocca l’intera economia, cosa che invece in Gran Bretagna accadeva per i minatori negli anni ’70 e ’80 e tuttora succede per i ferrovieri. In sintesi, i fattorini di Deliveroo si muovono in un ambiente molto complicato, apparentemente hanno poca forza e, insomma, tutto farebbe pensare che devono solo abbassare la testa, subire ed obbedire.

Eppure, qualcosa nell’ingranaggio si è rotto. Hanno chiesto ed ottenuto la solidarietà di lavoratori di altre aziende, hanno istituito una cassa di resistenza che in breve tempo ha raccolto 10.000 sterline, così da poter resistere più a lungo. Si sono organizzati dentro e fuori il posto di lavoro. Hanno superato la frammentazione territoriale sfruttando anche le nuove tecnologie. Si sono conosciuti ed organizzati utilizzando gruppi chiusi e privati sui principali social network per scambiarsi informazioni in merito a ciò di cui si era insoddisfatti. Allo stesso tempo, cercavano invece di dare la massima pubblicità possibile alle azioni di protesta che mettevano in campo: quand’hanno fatto appello ad un boicottaggio nazionale di Deliveroo, la notizia è rimbalzata su Facebook e Twitter, grazie ad un uso intelligente e spregiudicato di questi mezzi. Sbaglierebbe però chi pensasse che si è trattato di una protesta esclusivamente “virtuale”. I fattorini si sono visti tra di loro, hanno organizzato assemblee, si sono radunati, si sono organizzati con un sindacato combattivo, hanno scioperato. E hanno ottenuto una vittoria. Parziale, ma pur sempre una vittoria.

Nelle parole che seguono il racconto attento e preciso di come è andata evolvendo la situazione, dall’attacco di Deliveroo fino alla parziale vittoria dei lavoratori, attraversando tutti i passaggi di organizzazione e di lotta.

Deliveroo è una “start-up” che si occupa di consegnare a domicilio i piatti preparati dai ristoranti vicini alla zona da cui viene inoltrato l’ordine. Nata in Inghilterra, è oggi presente in dodici paesi (tra i quali l’Italia), e coinvolge almeno 9.000 ristoranti e 6.500 fattorini.

Attualmente, un fattorino inglese di Deliveroo guadagna 7£ all’ora [circa 8,25€] + 1£ a consegna [circa 1,18€]. Di recente Deliveroo ha proposto di eliminare il pagamento orario e adottare un sistema di pagamento a cottimo, col quale i fattorini guadagnerebbero 3,75£ a consegna [circa 4,40€]. Non matura contributi pensionistici e, sebbene uno dei fondatori, Shu, abbia dichiarato che Deliveroo è partner di due charity che si occupano di sicurezza stradale, il fattorino non riceve nemmeno un penny in caso di assenza per malattia. Il mezzo con cui effettua le consegne, poi, lo deve riparare a proprie spese, che si tratti di una bicicletta o di uno scooter.

In risposta a questa prospettiva di peggioramento delle condizioni contrattuali e salariali, mercoledì 10 agosto i fattorini londinesi hanno deciso di scioperare. Alle ore 17:00 il quartier generale della Deliveroo, situato nel centro di Londra, a Torrington Place, è stato assediato da centinaia di lavoratori. Lo stesso è accaduto il giorno dopo [giovedì 11 agosto], sì che i gestori non hanno potuto più fare finta di nulla. Questi hanno ben pensato di rispondere alla protesta invitando i singoli lavoratori per delle negoziazioni individuali, ma i fattorini hanno chiesto con fermezza un contratto collettivo. La direzione ha allora proposto di negoziare e discutere con 15 delegati, ma anche questa proposta è stata rifiutata. Dopo lo sciopero del mercoledì, 20 lavoratori sono stati licenziati perché individuati tra i “capi della rivolta”.

I corrieri della CLB [Couriers and Logistics Branch, sezione della logistica del sindacato indipendente IWGB] si sono offerti di rappresentare i fattorini, non rischiando il licenziamento visto che non sono lavoratori della Deliveroo. I corrieri della CLB hanno portato alla direzione le rivendicazioni dei lavoratori in sciopero: chiedono il minimo previsto dal London Living Wage [diverso dal “minimum wage”, che è più basso, il “living wage” è una sorta di salario “di sopravvivenza”, che attualmente a Londra consiste di 9,40£ all’ora – circa 11€], 1£ a consegna, le mance e il rimborso spese. Chiedono inoltre protezione da eventuali reazioni padronali (licenziamenti, allontanamenti ecc.). I gestori della start-up hanno rigettato le rivendicazioni economiche, dicendo che è impossibile garantire il London Living Wage e che non è in ogni caso possibile pensare di superare i guadagni garantiti dal “pacchetto” 7£/ora + 1£/consegna. In ogni caso, hanno garantito che non ci saranno ripercussioni sui lavoratori che hanno scioperato. Alla notizia del rifiuto i lavoratori hanno fatto il giro dei ristoranti londinesi che aderiscono al servizio Deliveroo per informarli della loro lotta e delle loro rivendicazioni.

Lo sciopero è durato una settimana, tra momenti di volantinaggio delle ragioni dei fattorini e contestazioni e presidi giornalieri sotto la sede amministrativa di Deliveroo. Il 16 agosto, a fronte del vero e proprio ricatto da parte della dirigenza di Deliveroo – i fattorini erano chiamati a scegliere tra il ridursi la paga firmando le nuove condizioni contrattuali o il perdere il posto di lavoro – alcuni lavoratori hanno chiesto di poter contrattare. La direzione si è rifiutata di incontrare i delegati sindacali, ma ha accettato di discutere con 10 fattorini che hanno chiesto di dare possibilità di scelta contrattuale senza dover rischiare il licenziamento. Insomma, si sarebbe potuto optare per la nuova modalità di pagamento o mantenere quella vecchia, senza per questo perdere il posto.

Dopo un’ora, si è giunti a un accordo per cui non sarà obbligatorio sottoscrivere i nuovi termini contrattuali; chi manterrà la vecchia forma di pagamento verrà spostato in una diversa zona, ma scelta dal fattorino ed entro un raggio di 2 miglia da quella precedente, e manterrà il vecchio orario di lavoro. Inoltre, chi ha partecipato allo sciopero non subirà ripercussioni.

È certamente vero che lo sciopero ha portato a un risultato importante quale la possibilità di scegliere la tipologia di contratto, rigettando il ricatto padronale che imponeva di scegliere tra decurtazione del salario e licenziamento diretto; ed è del resto notevole la resistenza dello sciopero, che si è mantenuto combattivo e determinato per una settimana intera. Tuttavia, l’IWGB ha già avuto segnalazioni di turni di lavoro più duri, distanze da coprire più lunghe e addirittura di incidenti stradali e aggressioni ai danni dei fattorini nei pressi dei ristoranti.

Fonti:
IWGB – CLB 1
IWGB – CLB 2
Libcom
The Guardian 1
The Guardian 2

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