Francia: gli scioperi ad oltranza mostrano il ruolo chiave della classe operaia

operai franciaTraduzione a cura di Sial Cobas

Loi Travail. Una settimana di sciopero prolungato è bastata a mostrare il ruolo chiave della classe operaia.

Di Philippe Alcoy, da Révolution Permanente del 24 maggio 2016

Lunghe code per fare il pieno. Lunghi tempi di attesa. Altrettanto lunga è l’offensiva furiosa dei media dominanti e del governo soprattutto contro la CGT e i lavoratori/trici che si oppongono alla Loi Travail e che scioperano e/o bloccano le raffinerie e i depositi di petrolio. In effetti, questo astio del padronato e dei suoi rappresentanti non fa che svelare l’ansia per l’entrata in scena nella lotta dei lavoratori dei settori strategici dell’economia, come gli operai delle raffinerie, i portuali, i camionisti e per il pericolo di contagio. E’ bastata una settimana di sciopero per ricordare la forza della classe operaia e la sua capacità di far indietreggiare le classi dominanti.

La contestazione della Loi Travail è cominciata lo scorso 9 marzo. Sebbene esistesse già allora una forte contrarietà da parte dei lavoratori a questa contro-riforma, sono stati i giovani delle università, dei licei, ma anche della Nuit Debout ad essere l’asse portante della contestazione. Durante questa prima fase di lotta gli studenti hanno fatto delle Assemblee Generali nelle università, talvolta oceaniche, e si sono coordinati a livello regionale e nazionale. I giovani hanno portato avanti azioni proprie e con i lavoratori e hanno partecipato alle giornate di manifestazione e sciopero generale indette dal coordinamento intersindacale di 7 sindacati. I giovani hanno provato a più riprese a legarsi alle categorie di lavoratori capaci di mettersi in sciopero e cambiare il rapporto di forza con il governo e i padroni, a cominciare dai ferrovieri. Da parte loro, gli intermittenti dello spettacolo che avevano una loro lotta in corso hanno occupato dei luoghi simbolo della cultura come il Teatro Odeon e hanno ottenuto anche qualche concessione da parte del governo.

Nel frattempo è nata la Nuit Debout, con migliaia di persone che hanno preso parte alle discussioni e alle azioni.

Molto è stato detto e scritto su questo fenomeno che ha permesso a molte persone di confrontarsi non solo sulla Loi travail, ma anche sulla società, sul “mondo” che rappresenta la Loi Travail. I partecipanti alla Nuit Debout hanno dato vita a molte azioni e hanno anche sostenuto quelle dei lavoratori/trici. Però molti lavoratori che volevano unirsi ai giovani nella lotta, non hanno potuto farlo in gran parte per la politica del coordinamento intersindacale che ha adottato una strategia di giornate d’azione intermittenti.

A questo si aggiunge la titubanza e la difficoltà a mobilitare i lavoratori dopo tanti anni senza lotte collettive di ampia portata.

E’ stato nel momento in cui il movimento giovanile ha cominciato a dare dei segni di stanchezza, dopo quasi due mesi di mobilitazione, che il governo, che non aveva i numeri per approvare la legge in Parlamento, ha deciso di farla passare con la forza ricorrendo all’articolo 49.3 della Costituzione. Si può dire che questa forzatura, percepita come una provocazione dalla maggior parte dei lavoratori, anche da quelli che fino a quel momento non si erano mobilitati più di tanto,  ha aperto una sorta di secondo round della mobilitazione.

Così, i camionisti e gli operai delle raffinerie hanno deciso di iniziare degli scioperi prolungati e dei blocchi stradali e di accesso agli stabilimenti. L’odiosa campagna mediatica contro gli scioperi e la repressione non hanno fatto altro che rafforzare la convinzione dei lavoratori.

Lo sgombero con la forza dei blocchi ai depositi di petrolio, come a Fos-Sur-Mer ha spinto sempre più lavoratori e operai delle raffinerie a mettersi in sciopero. Attualmente 8 raffinerie su 8 sono ferme. Il governo ha provato a dividere i lavoratori annunciando delle concessioni ai conducenti di camion e pullman riguardo alle maggiorazioni sugli straordinari. Ma non sembra funzionare.

Il fatto è che con una sola settimana di scioperi e blocchi da parte dei lavoratori ha reso evidente la forza della classe operaia. Dopo il 9 marzo sono state organizzate molte azioni di cosiddetto “blocco dell’economia”, ma avevano una portata per lo più simbolica perché l’impatto sul portafoglio dei padroni era poca cosa.

In effetti, quando si tratta di minacciare i profitti dei padroni lo sciopero rimane l’arma più efficace e potente dei lavoratori. Così, si stima che Total stia perdendo tra i 40 e i 45 milioni d’euro a settimana con questo blocco delle raffinerie.

Queste constatazioni non vogliono sminuire o denigrare le azioni fatte dai giovani o da altri lavoratori il cui sciopero ha meno impatto sull’economia (come nel caso degli intermittenti dello spettacolo che si battono accanitamente per i loro diritti).

Al contrario, l’unità d’azione dei giovani, dei precari, dei lavoratori di diversi settori dell’economia e le classi popolari con i settori più strategici è fondamentale.

Se gli scioperi nelle raffinerie avessero, per esempio, avuto luogo all’apice della lotta degli studenti, i blocchi sarebbero stati senza alcun dubbio più imponenti e difficili da sgomberare da parte delle forze repressive.

Questa ultima settimana di scioperi e di lotte operaie è stata una dimostrazione eclatante del ruolo centrale della classe operaia non solamente per far retrocedere il governo e i padroni e la loro Loi Travail, ma più in generale per battersi contro questa società basata sullo sfruttamento e l’oppressione, contro “la Loi Travail e il suo mondo”. Il fatto che i lavoratori/trici si rendano conto della loro forza è l’incubo di tutti i rappresentanti politici dei capitalisti e i loro alleati.

E’ per questo motivo che i padroni e il governo intendono tenere duro in questa nuova fase del movimento in cui i lavoratori hanno un ruolo centrale. In questo senso, il sostegno passivo agli operai delle raffinerie, ai camionisti e ai portuali non si incrinerà. Sarà utile nell’estensione dello sciopero che raddoppierà le nostre forze per far arretrare gli sfruttatori!

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