#Fightfor15: il movimento per l’innalzamento del salario minimo scuote gli USA

marcia #fightfor15 New York#Fightfor15 si ingrossa fino a diventare la più grande protesta dei lavoratori a basso salario mai avvenuta nella storia del movimento dei lavoratori americano. Il 14 aprile ha dato prova di una grande giornata di scioperi e cortei in tutto il paese: i lavoratori sono scesi in piazza in più di 200 città per pretendere il raddoppio del salario minimo.

Traduzione a cura di Sial Cobas dell’articolo di Steven Greenhouse  and Jana Kasperkevic, The Guardian 15 Aprile 2016.

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Lo scorso 14 aprile, migliaia di lavoratori ad Atlanta, Boston, New York, Los Angeles e in più di 200 città sparse in tutti gli Stati Uniti hanno abbandonato i loro posti di lavoro e sono letteralmente usciti in strada per unirsi ai cortei e alle proteste di quella che è stata riconosciuta come la più grande giornata di protesta dei lavoratori a basso salario della storia americana.

Stiamo parlando di circa 60mila lavoratori che hanno partecipato alle manifestazioni del movimento Fight for $15, che si batte per ottenere negli USA l’innalzamento del salario minimo a 15 dollari l’ora, più del doppio dell’attuale minimo salariale fissato per legge a 7,25 dollari l’ora.

A differenza delle manifestazioni del 1° maggio 2015, quando erano state arrestate 100 persone durante le proteste davanti al quartier generale di Mc Donald’s a Chicago, questa volta non si conta alcun manifestante arrestato.

Le manifestazioni e gli scioperi dei lavoratori dei Fast-Food sono cominciati a New York nel novembre 2012. Dapprincipio il movimento aggregava lavoratori del settore basso della ristorazione, ma in quest’ultima mobilitazione erano presenti anche lavoratori domestici (che curano gli anziani, i malati, i bambini o si occupano della casa), lavoratori di Walmart, lavoratori aeroportuali, professori associati e altri lavoratori a basso salario.

Questa volta è anche cresciuto il supporto internazionale, con proteste contro i bassi salari in Brasile, Nuova Zelanda e Gran Bretagna.

Il SEIU (Sindacato Internazionale dei dipendenti dei servizi), una delle più grandi organizzazioni sindacali degli Stati Uniti, che rappresenta bidelli, custodi, guardie giurate, OSS e ASA (operatori di assistenza sanitaria) e baby sitter, ha finanziato la campagna, mettendo in campo più di 25 milioni di dollari.

Mary Kay Henry, il presidente del SEIU ha dichiarato: “non c’è prezzo che misuri quanto questo movimento ha cambiato la discussione nel nostro paese. Ha messo l’innalzamento dei salari sul tavolo della trattativa. Ha aumentato lo stipendio a 8 milioni di persone. Stiamo costringendo a parlare di come risolvere il problema della più grande ineguaglianza economica di tutti i tempi che sta schiacciando la nostra generazione. La gente è stufa di tutta questa ricchezza nelle mani di pochi dirigenti e di nessuna responsabilità per le corporations”.

Parlando ad una protesta a San Francisco, Karen Joubert, un’infermiera, organizzatrice del movimento  Fight for $15 ha detto: “quando paghi qualcuno con un salario dignitoso, lo aiuti ad accedere a cure sanitarie migliori e ad occuparsi della sua famiglia. Molti lavoratori del fast food devono fare tre o quattro lavori per poter mantenere la famiglia. Ma così la vita diventa insostenibile: devono essere pagati meglio!”

Gary Chaison, professore di relazioni industriali alla Clark University nel Massachusetts sostiene che la protesta segna un cambiamento sostanziale nelle vertenze di lavoro: “quello che è davvero significativo nel movimento  Fight for $15 è che la maggior parte delle vertenze sindacali riguardano un gruppo di lavoratori coperti da un accordo di contrattazione collettiva. Nel  Fight for $15, i sindacati stanno aiutando un gruppo di lavoratori che stanno a margine dell’economia ad organizzarsi. Non si tratta di membri di un sindacato che proteggono quelli della loro categoria. Riguarda più l’aiutare altre persone a risollevarsi. Si tratta di un movimento per i diritti civili”.

Il movimento Fight for $15 è partito con una giornata di sciopero di 200 cuochi e camerieri, ma i suoi militanti hanno fatto in modo di trasformarlo in un più ampio movimento di lavoratori con basso salario.

Gli scioperi hanno alimentato un dibattito nazionale sui bassi salari negli Stati Uniti. Il Presidente Barack Obama è stato spinto (senza successo) a proporre l’innalzamento della paga minima nazionale a 10.10 dollari. Alcune città, come Seattle e New York, si sono mosse per alzare autonomamente il salario minimo a livello locale e grandi corporations come McDonald’s e Walmart hanno annunciato aumenti nella paga oraria.

Ma un aumento del salario minimo orario imposto a livello nazionale trova ancora forte opposizione.

L’ International Franchise Association, la più grande organizzazione che rappresenta i proprietari delle catene in franchising ha puntato il dito sui finanziamenti milionari delle proteste del movimento Fight for $15.

Janice Fine, professore della Rutgers University in New Jersey sostiene che gli scioperi sono l’occasione per il movimento dei lavoratori di riaffermare il suo ruolo da tempo sbiadito e macchiato da reticenze ed interessi. Mai si era occupato di lavoratori così poveri e marginalizzati nella società americana.

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