Francia: il 31 marzo blocchiamo tutto contro la Loi Travail!

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IN FRANCIA QUALCOSA SI MUOVE!

Cresce la mobilitazione per il 

31 MARZO giornata di

SCIOPERO GENERALE e PROTESTE 

contro la “LOI TRAVAIL”

Cresce in Francia la mobilitazione per fare del 31 marzo una grande giornata di lotta per il ritiro della “Loi Travail”, il progetto di riforma del diritto del lavoro che, al pari del Jobs Act, stravolge il Codice del Lavoro francese.

Con il solito ritornello del “semplificare per far ripartire l’economia e combattere la disoccupazione”, il governo socialista di Hollande si pone al servizio del MEDEF (la Confindustria francese), portando i lavoratori indietro di un secolo! Il ragionamento è questo: l’economia francese non va bene, aumentano i disoccupati, il debito è alto perché a causa delle 35 ore e delle eccessive tutele  le imprese francesi hanno perso in competitività. Quindi togliendo lacci e lacciuoli (Diritti) e donando denaro pubblico alle imprese, tornerà la crescita e sparirà la disoccupazione con la creazione di migliaia di posti di lavoro (Gattaz, presidente del MEDEF promette 1 milione di posti)!

L’IMPIANTO DI FONDO DELLA LEGGE E LE NORME A FAVORE DELLE IMPRESE

L’impianto di fondo della legge consiste nel conferire più potere alla contrattazione di secondo livello. Questo significa che si potranno avere accordi aziendali in deroga agli accordi di categoria e alle leggi del lavoro contenute nel Codice dal Lavoro. Ne saranno svantaggiati i lavoratori delle aziende più piccole e meno sindacalizzate, dove prevalgono contratti a tempo parziale e a termine e minore è la capacità di contrapposizione alla volontà padronale.

Dato questo impianto, seguono, a pioggia, tutta una serie di dispositivi miranti a massimizzare lo sfruttamento ed erodere la possibilità di difesa dei lavoratori:

possibilità di aumentare l’orario di lavoro fino a 12 ore al giorno (in deroga alla legge sulle 35 ore settimanali); riduzione dei congedi; riduzione delle maggiorazioni degli straordinari; contributi alle imprese per ogni assunzione, anche se a tempo determinato; depotenziamento dei Tribunali del Lavoro; aiuti fiscali alle imprese a prescindere dagli investimenti in ricerca e sviluppo; rinnovo del contratto aziendale secondo regole svantaggiose per i lavoratori; medici del lavoro costretti a valutare l’idoneità di un lavoratore piuttosto che a fare prevenzione; estensione della “modulazione” (ovvero la possibilità di disporre il monte ore del lavoratore a piacimento dell’azienda); negoziazioni salariali ogni tre anni e non più ogni uno; 3 soli giorni di preavviso per il cambiamento d’orario per i contratti a tempo parziale; modifiche contrattuali imposte con il  referendum anche con il 70% dei sindacati contrari; possibilità per l’impresa di ristrutturare abbassando i salari e aumentando l’orario anche in assenza di difficoltà economiche;

Infine, maggiore facilità di licenziamento: un lavoratore che si opponga al cambiamento contrattuale potrà essere licenziato per “motivi seri e reali” perdendo le indennità; in caso di licenziamento economico dichiarato nullo, il lavoratore perde il diritto alla reintegra e riceve una piccola indennità.

Dappertutto in Europa vengono imposte queste “riforme”.

Nell’attuale assetto economico dell’Unione infatti, non essendoci politiche comuni di aggiustamento monetario, l’unico modo per le imprese di fare profitto è ridurre il costo del lavoro e aumentare la produttività, intensificando i ritmi, l’orario, gli straordinari.

I francesi però sembrano aver capito che la perdita di diritti non equivale a più posti di lavoro. Significa venire spremuti come limoni, significa precarietà, rischi per la salute, bassi salari, libertà di licenziare, indebolimento del sindacato, totale asservimento ai bisogni dell’azienda in termini di orari, turni, contratti.

La flessibilità più assoluta e un futuro da schiavi.

IL 9 MARZO SCIOPERI E MANIFESTAZIONI DI MASSA

Un appello pubblicato su facebook da alcuni lavoratori ha fatto da detonatore all’indignazione collettiva. Alcuni sindacati l’hanno sostenuto indicendo sciopero. In 500mila si sono riversati nelle strade, con scioperi e cortei in 145 città.  Gli studenti erano presenti in massa, decisi a rigettare il futuro che gli si prospetta: nei cartelli portati in corteo scrivono “Fate l’amore, non ore di straordinari!”, “Il lavoro è morto”, “Sogno Generale”, “Perdere la vita per guadagnarla”, “Gioventù in pericolo”, “Precarietà perpetua”, “La notte è per amarsi, non per lavorare”.

Sono seguite altre giornate di lotta: il 10 marzo erano in piazza i pensionati. Il 15 marzo c’è stato lo sciopero del settore Sanità e Sociale. Il 17 la mobilitazione studentesca. Molti sindacati del Pubblico Impiego hanno scioperato il 22 marzo. Il 23 è stata la volta dello sciopero nazionale delle poste.

IL GOVERNO CONCEDE QUALCHE PICCOLA MODIFICA PER SMORZARE LA PROTESTA

Sotto la pressione della protesta il governo ha fatto delle modifiche al disegno di legge: è stata introdotta una sovratassazione per i contratti a tempo determinato che durano meno di un mese ed è stata cancellato l’aumento dell’orario di lavoro degli apprendisti minorenni e l’aumento dell’orario di lavoro notturno. I sindacati riformisti CFDT, CFTC e CGC hanno espresso soddisfazione accollandosi il merito di aver contribuito a migliorare la legge!

Ma la verità è che l’impianto e la logica rimangono gli stessi, come è stato denunciato da molte organizzazioni sindacali e degli studenti.

IL 17 MARZO PROVA GENERALE DELLA PROTESTA STUDENTESCA

Dopo una settimana di assemblee molto partecipate nelle università francesi, il 17 i giovani sono tornati a riempire prepotentemente le piazze per respingere al mittente le risibili modifiche al progetto di legge.

I presidi della Sorbona e di altri istituti hanno decretato la sospensione della didattica e la chiusura dei cancelli, costringendo i ragazzi a improvvisare le riunioni all’aperto. La giornata si è conclusa con  un blitz spropositato delle forze dell’ordine.

APPELLO INTERSINDACALE AD UNO SCIOPERO GENERALE IL 31 MARZO

La CGT, Solidaires, FSU, CNT-SO, LAB, FO, UNEF, UNL, FIDL hanno lanciato un appello intersindacale alla mobilitazione per il 31 marzo che sta raccogliendo molte adesioni. E’ intitolato “dalla risposta all’offensiva” e parla di blocco dell’economia del paese e di generalizzazione del movimento di protesta fino ad ottenere il ritiro totale del progetto di legge e l’inizio di una contro-offensiva per allargare i diritti dei lavoratori, riscrivendo il Codice del lavoro in senso più progressista.

Tra le proposte, la riduzione a 32 ore dell’orario di lavoro a parità di salario come vero strumento per risolvere il problema degli oltre 6 milioni di disoccupati; il rafforzamento dei servizi pubblici; la messa in costituzione del “principio di favore” (secondo il quale in una controversia deve essere applicata la norma più favorevole al lavoratore); una normativa di limitazione degli straordinari.

COSA SUCCEDERA’?

Crescerà la protesta? Il governo sarà costretto a ritirare in toto il progetto di legge?

#OnVautMieuxQueÇa (Ci meritiamo di meglio) è l’hashtag virale dall’inizio della mobilitazione: non andrebbe bene anche per noi in Italia? Non andrebbe bene per tutta Europa? I capitalisti ci costano cari: dobbiamo difendere i nostri diritti e pretenderne di nuovi!

Invertire la rotta sta a noi.

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