Il trattato INF rimane (per ora), ma il futuro della proliferazione nucleare è fosco

Il trattato INF rimane (per ora), ma il futuro della proliferazione nucleare è fosco
di Angelo Baracca, da il sito Pressenza del 31 ottobre 2018

La minaccia ventilata da Trump di ritirarsi dallo storico trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces) del 1987 sembra per il momento accantonata 1 (tutti i condizionali sono d’obbligo, stante l’impulsività e imprevedibilità di the Donald).
In ogni caso credo che sia sempre più urgente affrontare un’analisi seria sul futuro del cosiddetto Regime di Non-proliferazione nucleare, perché presenta più di un fattore che desta allarmi molto gravi, di cui l’opinione pubblica è tenuta largamente all’oscuro, ma anche i movimenti contro la guerra non sono forse pienamente consapevoli. Quella che segue è un’analisi introduttiva dei problemi che sono sul tappeto, scritta per essere largamente accessibile per dare a tutti l’opportunità di informarsi. Per questo mi sembra opportuno fornire qualche premessa sintetica senza esigenze di sistematicità, che può ovviamente essere omessa da chi ha già una conoscenza di questi problemi.
Sintesi dell’attuale Regime di Non-proliferazione
Il crollo dell’Unione Sovietica rese i deliranti arsenali nucleari della Guerra Fredda (picco di 70.000 testate, 1986) obsoleti per in ruolo di deterrenza che veniva loro attribuito (dico “attribuito” perché, come ha affermato Noam Chomsky, “Se siamo ancora vivi è un miracolo!”). In effetti negli anni Novanta del secolo scorso vennero negoziati i primi trattati di Riduzione delle Armi Strategiche 2 (START) e si avviò un processo di riduzione ed eliminazione della armi nucleari (circa 38.000 nel 1997, quasi dimezzate). Venne accreditata nell’opinione pubblica la convinzione che le armi nucleari non fossero più un problema.
Ma alla fine degli anni Novanta ripresero ad aggravarsi le tensioni internazionali e il processo di disarmo cominciò a rallentare (circa 29.000 nel 2005). Inoltre l’amministrazione Bush Jr lanciò il megalomane progetto delle difese antimissile, che introdusse un fattore di destabilizzazione estremamente grave 3, perché chi lo possiede può in teoria abbattere i missili di un attacco nucleare, e pertanto lanciare un first-strike senza temere la ritorsione dell’avversario (almeno in teoria, poiché nessun sistema tecnologico è infallibile: ma l’avversario è costretto a comportarsi come se lo fosse).
Questo sistema antimissilistico, che allarma enormemente Mosca, fu il fattore principale che nel 2010 portò ad un accordo deludente sui limiti degli armamenti strategici nel Trattato Nuovo START 4 (1.550 testate schierate – in tutto ne rimanevano 21.000 intatte – e 800 lanciatori per parte): infatti Mosca doveva mantenere un numero di testate necessario per saturare le difese missilistiche degli USA nel caso dovesse rispondere a un first-strike.
La situazione attuale è: Mosca 1.420 testate e 517 lanciatori schierati, Washington 1.398 e 659. Ma rimangono ancora nel mondo poco meno di 15.000 testate nucleari intatte (incluse quelle tattiche, che lo START non regolamenta, nota 2).
Di fatto lo scopo del Nuovo START, quando venne negoziato, non era affatto un passo verso il disarmo nucleare, ma ristabilire la trasparenza e predittività che veniva a mancare con la decadenza nel 2009 del primo trattato di riduzione delle armi strategiche, il trattato START I negoziato negli ultimi anni della Guerra Fredda (sull’onda appunto dell’INF) ed entrato in vigore nel 1991 5.
È di fondamentale importanza sottolineare il fatto che nessun trattato ad oggi ha eliminato il rischio più grande di innesco di una guerra nucleare: un migliaio di missili strategici per parte sono mantenuti in stato di allerta e lancio immediato su allarme (launch on warning) programmati su obiettivi dell’avversario, come ai tempi della Guerra Fredda! È come tenere il dito sul grilletto. Gli analisti più qualificati reputano, giustamente, che la misura più urgente ed efficace per allontanare il rischio nucleare sia di deallertare i missili, magari separandoli dalle testate, in modo che lo scoppio di una crisi lasci il tempo per negoziati prima di ricorrere compulsivamente all’arma nucleare. Ma questa circostanza la dice lunga sullo stato del Regime di Non-Proliferazione!
Le sfide prossime al Regime di Non-proliferazione
Questo Regime di Non-proliferazione nucleare, che ho esposto in estrema sintesi, è oggi sotto stress non solo per le minacce che il trattato INF venga disdetto, non solo per la crisi coreana ancora tutt’altro che risolta, non solo per la disdetta unilaterale di Trump dell’accordo sul nucleare iraniano 6. Vi è purtroppo tutta un’altra serie di problemi che lo mettono seriamente in pericolo, e le conseguenze potrebbero essere fatali. Aggravante tutt’altro che marginale è stata la Nuclear Posture Review adottata dall’amministrazione Trump 7, che prevede fra le altre cose la realizzazione di testate nucleari nuove di bassa potenza, che abbassano pericolosamente la “soglia nucleare” (il Nuovo START vieterebbe la realizzazione di testate “nuove”).
1. Decadenza del Nuovo START
Il primo problema è che, mentre il trattato INF ha validità illimitata (un motivo in più per preservarlo ad ogni costo!), il Nuovo START venne stabilito per un periodo di 10 anni: entrò in vigore, dopo le ratifiche, il 5 febbraio 2011, e pertanto terminerà il 5 febbraio 2021.
Il problema è che 3 anni non sono sufficienti per negoziare e stabilire un trattato di tale complessità, tanto più nell’attuale clima di diffidenza, conflittuale e aggressivo da parte soprattutto degli USA e della NATO, e con le accuse reciproche, fondate o meno, di violare l’INF 8: qualsiasi persona di buon senso capisce che il modo più semplice di chiarire questa controversia sarebbe una dimostrazione reciproca dei sistemi sotto accusa, ma nel clima attuale è non è pensabile.
Sia a Washington che a Mosca sembra maturare l’opzione di utilizzare la clausola che consente di estendere il Nuovo START per ulteriori 5 anni 9. Forse sarà questa la scelta, ma certamente rinviare di (almeno) 5 anni non sarà un messaggio molto rassicurante nella prospettiva urgente di ulteriori forti riduzioni degli arsenali strategici e dell’eliminazione finale, il più presto possibile, della minaccia nucleare. L’estensione per lo meno manterrebbe in vigore i meccanismi di verifica, che in questa situazione sono essenziali.
Per inciso, fra le difficoltà di un negoziato c’è anche il fatto che con i grandi avanzamenti tecnologici i missili balistici intercontinentali costituiscono una minaccia strategica anche se dotati di testata convenzionale, consentendo attacchi su scala intercontinentale: Washington aveva una superiorità nei missili intercontinentali, anche se Mosca la sta riducendo, ma la Russia vorrebbe includere TUTTI i missili intercontinentali nella medesima categoria, sia con testata nucleare che convenzionale.
Ma questa è solo uno dei problemi.
2. Impasse delle conferenze di riesame del Trattato di Non Proliferazione (TNP)
Dal lontano 1970, quando entrò in vigore il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), si tiene ogni 5 anni una Conferenza di Riesame, la prossima nel 2020. Quale occasione migliore per decidere l’eliminazione delle armi nucleari, tagliando corto con tutti i relativi trattati? Vi partecipano non solo USA e Russia (firmatari del Nuovo START), ma tutti gli Stati – nucleari e non nucleari – che aderiscono al TNP (190), ed è largamente noto che l’Art. VI del TNP impegnerebbe (?) gli Stati nucleari a proseguire negoziati in buona fede per arrivare al disarmo nucleare totale. Senonché tutte le Conferenze di Riesame hanno visto contrapposti in un dialogo tra sordi gli Stati non nucleari che chiedono insistentemente a quelli nucleari il rispetto dell’Art. VI, e questi ultimi che non ne vogliono sapere. E anche nel 2020 non si vede come USA, Russia e gli altri Stati nucleari dovrebbero trovare in questa sede un accordo che sembra oggi più lontano che mai a causa del clima internazionale.
3. Nuova corsa agli armamenti e realizzazione di armi nuove non contemplate nei trattati
Al di là di questi problemi c’è il fatto di fondo che è ripresa una nuova corsa agli armamenti alimentata dalla ricerca spasmodica di sviluppare sistemi d’arma completamente nuovi: armi che non esistevano al tempo del trattato INF e in parte neanche del Nuovo START, e che quindi non possono essere contemplate e regolate dai trattati. Vediamo succintamente alcune delle principali innovazione e le sfide che esse pongono, senza entrare in molti dettagli.
Sono in fase avanzata di sviluppo missili ipersonici, le cui micidiali conseguenze militari sono intuibili: un’innovazione estremamente destabilizzante. Che ne sarà, ad esempio, del launch on warning? Gli attuali missili balistici impiegano circa 30 minuti a traversare l’Atlantico, quelli lanciati dai sommergibili 10-15 minuti. Ma un missile che impieghi pochissimi minuti che possibilità di reazione lascerebbe? Quali contromisure potranno essere prese? Con quali conseguenze? È importante osservare che la spinta a progettare missili ipersonici è venuta sopratutto dallo sviluppo del sistema di difese antimissile degli USA: ogni salto verso nuove armi ne innesca altri! La corsa è inarrestabile.
In Italia sono schierate (Aviano, base USA; e Ghedi, base italiana) una settantina delle circa 140 (il numero esatto non è noto) bombe termonucleari tattiche a gravità del tipo B-61, che a partire dall’anno prossimo gli Stati Uniti sostituiranno con una testata nuova B-61-12 molto perfezionata: con 4 opzioni di potenza selezionabili a seconda dell’obiettivo da colpire, un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo, dotata di alette di guida, capace di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando. Un salto qualitativo che cambia radicalmente la situazione.
Un’ulteriore minaccia completamente nuova è costituita dalla cosiddetta guerra informatica 10 (cyberwar), in parole povere l’uso di attacchi digitali da parte di una nazione per sabotare i sistemi informatici – computer, sistemi di controllo, o reti – di un’altra nazione con lo scopo di provocare danni significativi. Le guerre del futuro verranno combattute anche dagli hakers utilizzando codici informatici per attaccare le infrastrutture del nemico. Non saranno immuni, con ogni probabilità, i sistemi degli armamenti nucleari: attacchi informatici potrebbero compromettere la pianificazione dei sistemi di lancio, interrompere comunicazioni critiche, condurre a falsi allarmi di un attacco, o potenzialmente anche consentire a un avversario di prendere il controllo degli armamenti nucleari. Che cosa potrà avvenire se un domani un ufficiale addetto al controllo degli allarmi di un attacco nucleare non sarà più sicuro se quello che vede sullo schermo sono davvero missili o è un inganno informatico? O se gli ufficiali non saranno in grado di comunicare con coloro che controllano gli armamenti nucleari durante una crisi internazionale? Scenari da incubo!
Si sta poi profilando un nuovo salto epocale legato ai progressi della cosiddetta intelligenza artificiale. Si tratta delle cosiddette armi autonome 11 che, in termini generici, saranno in grado di individuare un nemico e decidere da sole quando e come sferrare un attacco, o rispondere a un attacco.
Per quanto riguarda gli armamenti nucleari la minaccia capitale è che tutti gli Stati nucleari hanno varato negli ultimi anni programmi miliardari di ammodernamento che testimoniano la volontà di mantenere queste armi indefinitamente, sono in corso e difficilmente verranno fermati!
Non credo che occorra procedere oltre per far capire come le nuove innovazioni militari mettano a rischio l’intero Regime di Non-proliferazione nucleare (ovviamente non solo questo): è un problema che riguarda tutti, sul quale pertanto è necessario informare, sensibilizzare e attivare l’opinione pubblica. Qualcuno dirà: per fare cosa vista la pervicace volontà dei potenti del mondo di non eliminare queste armi? Il problema è troppo grande, meglio non avvelenarsi l’esistenza. E invece solo l’attivazione di tutti potrà esercitare sui potenti una pressione che non potranno ignorare: lo ha dimostrato nella realtà il processo durato un decennio con cui la campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) dell’opinione pubblica mondiale ha ottenuto il 7 luglio 2017 il Trattato di Proibizione delle Ami Nucleari.
Meglio attivi oggi che radioattivi domani!

NOTA – Sono stato molto autoreferenziale ma piuttosto che fornire una pletora di referenze ho preferito citare gli articoli che ho scritto nel corso di questi anni, la cui impostazione è omogenea a quella di questo articolo.
1 A. Baracca, Trump rottama il trattato INF e avvicina la guerra nucleare, 22 ottobre 2018, https://www.pressenza.com/it/2018/10/trump-rottama-il-trattato-inf-del-1987-e-avvicina-la-guerra-nucleare/
2 È importante la distinzione fra testate nucleari strategiche e tattiche. Le seconde sono in generale di minore potenza e montate si vettori a medio-corto raggio, le prime sono tipicamente quelle montate sui missili balistici intercontinentali. I trattati START riguardano solo le armi nucleari strategiche, il trattato INF invece armi nucleari tattiche. Così che queste ultime non sono più state considerate o regolate da nessun trattato dopo il 1987, tanto che il loro numero e operatività non è attualmente ben conosciuto, mentre i trattati START includono complessi meccanismi di verifiche ed anche ispezioni reciproche.
Ma – cosa estremamente importante – i trattati START sono stipulati fra USA e Russia e non includono gli arsenali degli altri paesi (Francia, Gran Bretagna, Israele, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord), che complessivamente ammontano a quasi 1.000 testate e in alcuni casi comportano un rischio capitale per l’intero pianeta: ad es. A. Baracca, Armi nucleari: la nobile gara fra India e Pakistan . . . a chi si incenerisce prima!, Pressenza, 27 luglio 2017, https://www.pressenza.com/it/2017/07/armi-nucleari-la-nobile-gara-fra-india-pakistan-si-incenerisce/
3 A. Baracca, La Pace vale uno Scudo!, 2003, https://www.peacelink.it/disarmo/a/28214.html
4 Per una conoscenza sintetica del Nuovo START rimando a uno dei miei articoli del 2010: Parola d’ordine: START, Mosaico di Pace, maggio 2010, https://www.mosaicodipace.it/mosaico/a/31739.html
5 Senza appesantire un tema già molto complesso, aggiungo sinteticamente che un trattato START II fu firmato nel 1993 ma non è mai entrato in vigore e i negoziati per uno START III si interruppero con l’avvento di Bush Jr. alla Casa Bianca nel 2000. Nella nuova situazione di tensione Washington e Mosca firmarono nel 2002 lo Strategic Offensive Reductions Treaty (SORT) che in realtà non aveva lo status di trattato legalmente vincolante, non contemplava meccanismi di verifica, ed era quindi una semplice dichiarazione congiunta.
6 A. Baracca, Bocciatura dell’accordo sul nucleare iraniano: attacco all’Iran … o (anche) all’Europa?, Pressenza, 25 maggio 2018, https://www.pressenza.com/it/2018/05/bocciatura-dellaccordo-sul-nucleare-iraniano-attacco-alliran-anche-alleuropa/
7 A. Baracca, Trump aggrava irresponsabilmente la minaccia delle armi nucleari, Pressenza, 15 gennaio 2018, https://www.pressenza.com/it/2018/01/trump-aggrava-irresponsabilmente-la-minaccia-delle-armi-nucleari/
8 Per una discussione dettagliata rimando all’articolo citato nella nota 1.
9 Per chi voglia approfondire segnalo l’ottima e circostanziata analisi di N. Sokov, New START Expires in 3 Years. And Nobody Knows What Comes Next, National Interest, 6 febbraio 2018, https://nationalinterest.org/feature/new-start-expires-3-years-nobody-knows-what-comes-next-24379.
10 A. Baracca, Cyberwar, la nuova frontiera della guerra, sempre più subdola e incontrollabile!, Pressenza, 19 settembre 2018, https://www.pressenza.com/it/2018/09/cyberwar-la-nuova-frontiera-della-guerra-sempre-piu-subdola-e-incontrollabile/.
11 A. Baracca, Gli scenari inquitanti delle armi autonome, Pressenza, 20 dicembre 2017, https://www.pressenza.com/it/2017/12/gli-scenari-inquietanti-delle-armi-autonome/

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