Casteldaccia: 5 morti

Un terribile “copione” già visto mille volte….

Una vasca di decantazione delle acque reflue, sporche…insomma il deposito del sistema fognario che serve quei comuni in provincia di Palermo.

Un gruppo di operai di una azienda, pare si chiamasse “Quadrifoglio”, che ha in appalto i lavori di pulizia e manutenzione per conto della municipalizzata del Comune di Palermo…

Tra di loro vi è anche il titolare dell’azienda, 71 anni, ed un interinale della municipalizzata.

Entrano nel tombino senza protezioni, senza strumenti di misurazione del livello raggiunto dai miasmi in quegli spazi stretti, senza precauzioni altre… Entrano e uno dopo l’altro muoiono asfissiati dall’idrogeno solforato che ha saturato l’ambiente, in pochissimi minuti, si salva soltanto il lavoratore rimasto, ultimo, all’esterno che si precipita a dare l’allarme e a chiamare i soccorsi.

Troppo tardi, si muore subito e i corpi verranno recuperati dai sommozzatori dei vigili del fuoco di lì a poco…

Testimonianza del responsabile dei vigili del fuoco: ”Con una banale mascherina con respiratore nessuno sarebbe morto”.

Banale ma agghiacciante, nessuno evidentemente ci aveva pensato e si era attrezzato.

Piccola testimonianza personale. Tanti anni fa, correvano gli anni 1978/79 lavoravo come operaio per il Comune di Genova. Settore Opere idrauliche e sanitarie, che voleva dire manutenzione e pulizia del sistema fognario genovese e degli impianti di depurazione a mare. Molti operai giovani appena assunti; un nucleo di lavoratori più “anziani”, direi 40/45enni, cosiddetti specializzati.

Contesto diverso assolutamente, sono passati tanti anni – ed oggi sicuramente esistono anche strumenti di protezione e prevenzione più adeguati ed AVANZATI – ma posso dire con certezza che nessun lavoratore dei gruppi che uscivano per effettuare controlli e interventi di manutenzione sarebbe mai sceso in un pozzetto del genere senza precauzione. Gli sarebbe stato impedito, ed i lavoratori più “anziani” dimostravano molta attenzione per sé e per gli altri, e si riservavano gli interventi che comportavano qualche rischio.

Esisteva, cioè, una consapevolezza diffusa ed anche una capacità di controllo di gruppo, collettivo e più diffuso a livello sindacale sulla propria prestazione lavorativa – allora esistevano i delegati del Consiglio di Ente, eletti nelle diverse ripartizioni, su scheda bianca, poi le appartenenze sindacali pesavano comunque.

Teoricamente poi, da quell’epoca, è migliorata la legislazione. Ci sono state la legge 626 e poi la 81/2008 ma è diminuita verticalmente la capacità di controllo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sul modo in cui si lavora. Ed è aumentata la pressione delle aziende a correre, a finire prima… e si è moltiplicata la catena degli appalti.

In questi quaranta anni la classe operaia ha perduto la propria capacità di intervenire sulle proprie condizioni di lavoro nei luoghi di lavoro. Le ragioni sono tante, contano le sconfitte subite e il collaborazionismo sindacale con le aziende che ha letteralmente “disarmato” lavoratori e lavoratrici. Comunque, non basta più lamentarsi, e non servono le lacrime di coccodrillo. E neppure gli scioperi simbolici di un’ora o quattro …

Occorre ricostruire l’organizzazione operaia nei luoghi di lavoro anche e soprattutto per difendere la possibilità di uscire vivi e in salute alla fine della propria vita lavorativa.

Il Sial Cobas non può promettere sfracelli o grandi iniziative su questo terreno, ma una costante attenzione alla formazione su questi temi, assolutamente sì.

Ognuno/a nella sua azienda potrebbe programmare, pretendere e/o organizzare assemblee retribuite per discutere del DVR (documento valutazione rischi) e degli appalti o interinali presenti così da verificare rischi presenti e far applicare le leggi e intervenire attivamente.

Cominciate a dare un’occhiata al video che abbiamo prodotto e che ci serve per preparare il nostro seminario del prossimo venerdì 10 maggio a Cascina Santa Brera in provincia di Milano.

https://www.youtube.com/watch?v=STbbUzxZ_-A

Con tutta la nostra solidarietà alle famiglie dei lavoratori deceduti in questa ennesima “strage sul lavoro”

E con tanta rabbia in corpo.

Roberto Firenze – Sial Cobas Milano