Servizi pubblici da 0 a 6 anni e lavoro femminile.

Qualità dei servizi educativi, condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori,

esigenze delle bambine e bambini da 0 a 6 anni

Il PNRR prevede un aumento degli investimenti del 50% nei servizi per i bimbi da zero a sei anni. La domanda è: a chi saranno destinati?

Allo stato attuale, quello che sta succedendo negli asili nido è un progressivo peggioramento della qualità dei servizi per l’utenza e delle condizioni contrattuali e di lavoro per le educatrici.

Nel pubblico impiego, dopo l’ondata dei pensionamenti e il Covid, si cominciano a vedere timide e insufficienti assunzioni, ma contemporaneamente in molte realtà si assiste a processi di esternalizzazione di servizi, in particolare nell’ambito dei servizi per l’infanzia e per il disagio sociale. Le assunzioni a tempo indeterminato negli enti locali sembrano riguardare perlopiù la polizia locale e il personale amministrativo, mentre si espellono i servizi sociali.

Gli 8.000 comuni italiani sono proprietari di migliaia di aziende speciali consortili, spesso delegate a gestire i servizi direttamente o, in altri casi, a indire bandi e gare d’appalto (gare anche al massimo ribasso) per la fornitura dei servizi sul mercato. I risultati sono servizi con condizioni contrattuali penalizzanti per le lavoratrici, come per esempio i contratti offerti da cooperative sociali e associazioni di categoria come UNEBA (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale) e ANINSEI Associazione Nazionale Istituti Non Statali di Educazione e Istruzione, federata a Confindustria). I ribassi salariali e normativi trascinano anche la qualità dei servizi per l’utenza, bimbe, bimbi e famiglie, verso un futuro sempre peggiore.

I pensionamenti delle educatrici dipendenti comunali, le resistenze a rimpiazzarle con nuove assunzioni, l’illegittimità di far lavorare insieme nello stesso servizio dipendenti di diversi datori di lavoro con diversi contratti (pubblici con privati di cooperative) spinge gli amministratori a giustificare le scelte di far uscire dal pubblico gli asili nidi e altri servizi (educativa di strada, assistenti sociali ecc.).

Le condizioni contrattuali sono molto diverse: premesso che anche il contratto enti locali ha diverse mancanze, nel caso dei contratti di Cooperative sociali, Uneba, Aninsei siamo di fronte a paghe inferiori di 2 o 3 euro/ora, a orari di 38 settimanali ore invece delle 36 del pubblico, a orario di presenza “frontale” con l’utenza di 30 o 35 ore, che non lascia tempo per le attività di programmazione e preparazione (e altri svantaggi ferie, permessi retribuiti). E queste condizioni, insieme alla precarietà del rapporto d’impiego, naturalmente spinge le lavoratrici malpagate alla ricerca di vie di fuga verso posti di lavoro migliori, comportando una rotazione molto elevata del personale. Nel 2020/21 abbiamo assistito in alcune realtà alla fuoriuscita dalle cooperative anche del 20% del personale, con tutto quello che comporta per utenti che hanno necessità di avere punti di riferimento stabili e continuative, e con la perdita di conoscenza della realtà del territorio. A questo si aggiungono altre criticità, tra cui l’abuso dell’utilizzo di interinali (in alcuni casi sfiorano il 30% del personale, a volte senza qualifica né conoscenze adeguate). E questo non si può continuare a tollerarlo. Non si può risparmiare sulla qualità dei servizi, sulla pelle delle lavoratrici, dei lavoratori e di un’utenza particolarmente vulnerabile.

Questa scelta va contrastata sul piano sindacale con un’azione diretta delle lavoratrici e dei lavoratori, è importante favorire l’ingresso di realtà sindacali in questi posti di lavoro e cercare di realizzarvi le elezioni di rappresentanze sindacali e rappresentanti dei lavor per la sicurezza, ed è necessario che i sindacati presenti, da parte loro, si diano da fare per evitare le esternalizzazioni e non le accompagnino.

Gli asili sono un servizio pubblico e non vanno consegnati a chi non si occupa di mantenere la qualità dei servizi ma solo di ricavare un profitto sulla pelle delle lavoratrici e dell’utenza. Anche le loro sedi, come molte scuole, avrebbero bisogno di investimenti per adeguare le strutture e la messa in sicurezza. Sono beni comuni: dobbiamo difenderli e impedire che vengano deteriorati.

Collettivi, comitati di cittadini e genitori insieme alle lavoratrici e ai sindacati possono agire per costringere a far spendere bene le risorse del PNRR, anche contrastando peggioramenti programmati da amministratori burocrati che spendono male i nostri soldi.

Come sindacato SIAL-Cobas ci stiamo provando, c’è bisogno anche di altre realtà, e di maggior interscambio e coordinamento tra quelle che già ci sono per costruire un futuro migliore con la lotta.

Un primo appuntamento all’8 marzo per far emergere e far conoscere queste situazioni critiche nei nostri territori?

Possiamo scambiarci i contatti con chi è disponibile. La nostra mail è: info@sialcobas.it

Ci scusiamo di non essere riusciti ad essere presenti, ma con questo piccolo contributo vogliamo che ci vogliamo dar da fare con voi e con chi intende costruire un futuro migliore.

Testo inviato a Società della Cura ( https://societadellacura.blogspot.com/2022/02/il-forum-della-convergenza-dei.html )