Ospedale di Tolosa (Francia): suicidi tra i lavoratori, scenario alla France Télécom?

suicidi-chuOtto suicidi, un’estate nera

CHU di Toulouse. Un nuovo scenario alla France Télécom ?

di Elsa Sabado, articolo tratto da  Actusoins, del 29 settembre 2016

Traduzione a cura di Sial Cobas

Con otto suicidi, l’estate è stata nera per il personale ospedaliero di Francia. Per comprendere le ragioni professionali che hanno potuto spingere questi operatori sanitari a un così drammatico gesto, ActuSoins è andato a Tolosa dove si sono suicidati quattro degli otto lavoratori.

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Gli edifici dell’ospedale Purpan scintillano sotto il sole di settembre. Il nuovo ospedale di psichiatria è stato aperto nel 2013. Il comparto Pierre Paul Riquet, con 600 letti, ha iniziato a funzionare nell’aprile 2014 e il comprensorio “urgenze, rianimazione, medicina” nel 2015.

Investimenti e vincoli di bilancio

Dal 2013 ad oggi l’ospedale ha investito un miliardo di euro per questo rinnovamento. “Gli investimenti realizzati per questi nuovi edifici sono stati fatti con i fondi dell’ospedale e tramite prestiti, perchè lo Stato è ben contento che ci siano delle ristrutturazioni e degli ammodernamenti purchè non ci metta un euro di tasca sua. Il CHU di Tolosa (Centre Hospitalier Universitaire) non può più prendere a prestito dalla Cassa dei depositi, con tassi di interesse tra lo 0 e l’1%. La direzione ha contratto una trentina di prestiti con Dexia, la BNP, la Société Générale, etc. con dei tassi di interesse che vanno dal 3 al 5%. Nel 2015, il CHU ha rimborsato 15 milioni di euro di interessi e 18 milioni nel 2016”, spiega Julien Terrié, segretario CGT del Comité d’hygiène, de sécurité et des conditions de travail (CHSCT) presso il Centro Ospedaliero Universitario di Tolosa. Questa città accoglie ogni anno dai 10mila ai 15mila nuovi abitanti e l’ospedale si deve adattare a questa demografia galoppante. Tuttavia la creazione di posti di lavoro non va di pari passo.

Sotto organico strutturale

Quello che spende da una parte, va risparmiato dall’altra. Perché se il CHU non mantiene un certo tasso di autofinanziamento, l’ospedale rischia di vedere il suo bilancio rigettato dall’agenzia regionale della salute (ARS), che significa che se il deficit del comprensorio è troppo elevato l’ospedale finisce in amministrazione controllata dello Stato.

La direzione del CHU procede quindi a delle ristrutturazioni, licenzia e di conseguenza intensifica il lavoro per chi rimane. “Siamo in una situazione di sotto organico permanente. Ad ogni ristrutturazione ci spiegano che occorre tagliare dei posti”.

In neurochirurgia, c’era in servizio un’infermiera ogni 6 letti. Ora che è stato inaugurato il nuovo reparto ce n’è una ogni 10 letti! Il che significa un guadagno in produttività del 30%. E questo senza che la direzione abbia proceduto alla valutazione dei rischi psicosociali che derivano da queste ristrutturazioni, anche se dovrebbe essere obbligatorio!

Le economie si possono fare anche sulla media dei giorni di posto letto dei pazienti, che la direzione tenta di ridurre al massimo. Ma ogni nuovo paziente significa molto lavoro in più per gli operatori ospedalieri: la pulizia totale della camera da effettuare, nuovi esami completi da fare…”. Per esempio l’attività all’ospedale dei bambini è aumentata del 10%”, spiega il sindacalista.

Progressivamente, i pool dei sostituti vengono soppressi e i membri vengono assegnati a un posto fisso. “Dopo l’estate, l’ospedale non ha più fatto ricorso a lavoro ad interim, troppo costoso”, spiega Pauline Salingue, educatrice e delegata al Comité d’hygiène, de sécurité et des conditions de travail (CHSCT). “Quando un collega manca all’appello, il riflesso è quello di chiamare un altro collega perché venga a sostituirlo. Da una parte, è proibito dalla legge, perchè può essere interpretato come mobbing. Dall’altra, sposta solo il problema. Quando ci si auto-rimpiazza si accumulano dei giorni sul nostro CET (un dispositivo di recupero delle ore di lavoro)”

“Oggi, c’è da finanziare 240  “tempi pieni” sul CET (conto risparmio tempo) e 230 di straordinari. L’ospedale, che non ce la fa a pagare queste somme, ci intima di consumare i nostri giorni di permesso. Ma poi finisce per chiamarci a casa per farci tornare al lavoro perché non c’è abbastanza personale per coprire il servizio! E’ il cane che si morde la coda!” conclude l’educatrice. Bilancio: uno stress accresciuto e, spesso, una perdita di senso nello svolgere il proprio lavoro.

Lean Management (Management leggero)

E i risparmi sul numero di posti di lavoro proseguono. “Nel 2016 c’è una perizia dei conti dell’ospedale. Succede che il deficit – di 29 milioni di euro – è molto più grande dei 14 milioni che la direzione aveva stimato. Per scappare all’amministrazione controllata hanno dunque proposto al Comité interministériel de performance et de la modernisation un piano per l’offerta di cure, battezzato A.V.E.N.I.R.  Questo piano prevede, oltre alla privatizzazione del servizio barelle e del servizio di pulizia dei pazienti, di tagliare 200 posti di lavoro e 60 letti da qui al 2018″, spiega Julien Terrié. Questi 200 posti faranno parte dei 22 000 impieghi ospedalieri che il governo desidera sopprimere da qui al 2018, secondo il sindacalista.

“A questo sotto-organico strutturale occorre aggiungere l’arrivo di equipes alle risorse umane e all’organizzazione, che vengono dal privato e che introdurranno un modello di management “leggero”. In precedenza sono stati manager di Danone, Carrefour, Pimkie… La loro missione è quella di dare la caccia ai tempi morti”, sostiene Julien Terrié.

In Aprile, l’uscita di una di queste giovani manager aveva fatto piangere il personale ospedaliero. “Se lei non sa gestire il suo stress vada a fare la cassiera al supermercato Casino”, aveva borbottato in riunione del Comitato di’Igiene (CHSCT), dopo che una lavoratrice aveva parlato della sua sofferenza sul luogo di lavoro. E riferendosi al progetto di ristrutturazione la manager aveva detto “sono un carro armato, io avanzo, non mi preoccupo delle conseguenze”.

“Ci viene chiesto di fare assistenza alla persona, di stare vicini ai pazienti, ma nello stesso tempo ci viene tolto tempo ai colloqui, tempo per l’accompagnamento dei parenti, perchè sono conteggiati come tempi morti”, spiega Annette, puericultrice e rianimatrice pediatrica.

Chostine, era quadro all’organizzazione logistica finchè non è stata retrocessa. “Avevo osato parlare, perchè al servizio logistica eravamo in tre anzichè in 6 a distribuire le sacche di sangue e il materiale tra i diversi settori ospedalieri: era pericoloso. Poco a poco sono stata scartata dall’inquadramento”.

“Si sono inventati un caso di negligenza a mio carico per mandarmi via. Quando il superiore mi ha detto che mi spostavano e tornavo a fare l’autista, anche se ho delle restrizioni mediche per problemi al tallone d’achille e tenuto conto che col demansionamento perdevo 300 euro al mese di stipendio, sono caduta in depressione”, spiega  Chostine.

I primi a essere tagliati sono proprio i lavoratori che beneficiano di “restrizioni medicali”, spesso i più fragili. Al CHU 600 posti sono adattati a questi casi, conseguenza di un lavoro che consuma la salute fisica e/o mentale. Due persone che hanno tentato il suicidio a Tolosa rientrano in questa categoria.

I lavoratori sono convinti che occorra adeguare l’organico al carico di lavoro effettivo, fare una diagnosi dei rischi psicosociali prima di procedere alle ristrutturazioni e dare mezzi finanziari aggiuntivi all’ospedale.

 

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