Finlandia. I sindacati accettano che si lavori di più senza guadagnare di più

finlandiaIl “dialogo sociale” (da noi concertazione), continua a fare le sue prove attraverso il continente europeo, questa volta in Finlandia. Il governo e i principali sindacati del paese hanno annunciato martedì 14 giugno la firma di un accordo che obbliga la quasi totalità dei lavoratori a lavorare di più senza guadagnare di più.

Si tratta del risultato di quasi un anno di “dialogo sociale” attraverso il quale il governo di centro-destra è arrivato ad imporre il suo programma di austerità.

I frutti austeritari del “dialogo sociale” (da noi, concertazione)

Finlandia. I sindacati accettano che si lavori di più senza guadagnare di più

Di Ivan Matewan, da Révolution Permanente del 15 giugno 2016

Traduzione a cura di Sial Cobas

I paesi scandinavi come la Finlandia sono stati a lungo considerati delle oasi della socialdemocrazia. Ma la maschera cade in un paese dopo l’altro.

Come in altri stati europei e del nord-america, la crisi economica del 2008 ha scosso duramente la Finlandia, che si è trovata in recessione per quattro anni. Durante questo periodo, la classe imprenditrice finlandese ha visto diminuire drasticamente la sua capacità di competitività – in particolare rispetto ai suoi rivali svedesi e tedeschi.

Dopo l’elezione nella primavera del 2015, il governo centrista di  Sipilä, che governa in coalizione con il Partito della coalizione nazionale (destra) e i Veri Finlandesi (estrema destra), cerca di rimediare a questi problemi cercando di mettere in campo un programma d’austerità che rimetta in discussione le principali conquiste sociali dei lavoratori finlandesi.

La strategia dell’esecutivo consiste quindi nell’imporre una “svalutazione interna”, ossia un abbassamento del “costo del lavoro”, a scapito delle condizioni di lavoro e di vita della maggior parte della popolazione, al fine di scatenare la ripresa, a vantaggio del padronato nazionale.

Un anno di negoziazioni tra il governo e i principali sindacati ha portato alla fine alla firma di un accordo il 14 giugno scorso, che aumenta l’orario di lavoro senza alcuna contro-partita. Così, l’87% dei lavoratori finlandesi saranno obbligati a lavorare 24 ore (ossia 3 giorni) in più senza alcun aumento salariale.

A titolo d’esempio, un dipendente della pubblica amministrazione che guadagna 3mila euro al mese vedrà ridurre il suo salario del 4,5%. Per quanto riguarda i congedi pagati, lo stipendio verrà ridotto del 30% da qui al 2019.

Il governo e i sindacati parlano di lotta alla disoccupazione per giustificare questa prima serie di attacchi contro le condizioni di vita dei lavoratori.

Ma chi può davvero credere che saranno creati dei posti di lavoro e che il tasso di disoccupazione diminuirà aumentando l’orario di lavoro di quelli che un posto ce l’hanno già?!?

Al posto di impantanarsi ancora una volta in un dialogo sociale paralizzante e necessariamente perdente per il mondo del lavoro, i sindacati avrebbero dovuto esigere la riduzione e la redistribuzione del lavoro tra tutti i lavoratori, precari e disoccupati.

Uscendo certamente rafforzato da questo primo match, il governo non dovrebbe tardare ad annunciare una nuova serie di attacchi ancora più duri.

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