I Cobas contro il decreto Bongiorno: “Le impronte digitali per accedere al lavoro? Invece che innovazione si fa propaganda”

I Cobas contro il decreto Bongiorno: “Le impronte digitali per accedere al lavoro? Invece che innovazione si fa propaganda”

da Padovaoggi.it del 4 ottobre 2018

«Si punta a controllare e chiudere in un recinto i dipendenti pubblici, ma non si pensa affatto a migliorare le loro condizioni di lavoro, i sistemi informatici e ad assumere”

Una iniziativa del ministro per la pubblica amministrazione Giulia Bongiorno ha messo in allarme i Cobas della pubblica amministrazione.

Un provvedimento che prevede il rilevamento delle impronte digitali e non più il classico badge per tutti i dipendenti pubblici, e che insieme alla rilevazione biometrica e alla videosorveglianza, dovrebbe contrastare un fenomeno grave ma fortunatamente non molto diffuso:  “Le frodi esistono, ma riguardano lo 0.0005% dei dipendenti, e quindi questa ci sembra una riforma sballata che non punta a risolvere il problema – dicono i rappresentanti Cobas – in realtà, invece di screditare continuamente i dipendenti pubblici e decidere di controllarli, bisognerebbe responsabilizzare i dirigenti. Parlano di governo del cambiamento, ma cambiamento sarebbe stato avere una visione generale a lungo termine su come far funzionare la macchina statale o occuparsi dei criteri di selezione. Siamo di fronte all’ennesima criminalizzazione dell’intera categoria del pubblico impiego”.

«Il decreto Bongiorno punta a controllare e chiudere in un recinto i dipendenti pubblici, ma non pensa affatto a migliorare le loro condizioni di lavoro, i sistemi informatici e ad assumere. A Palazzo Moroni la media di età dei dipendenti è di 55 anni».

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