Non Una Di Meno: libertà di scelta! Contro la mozione anti-aborto al Comune di Verona

Oggi 26 luglio si è riunito il consiglio comunale di Verona. All’ordine del giorno c’era anche la mozione n. 434, “Iniziative per la prevenzione dell’aborto e il sostegno alla maternità nel 40° anniversario della Legge n. 194/1978”. Contro la mozione si è scagliata “Non una di meno”, che ha lanciato un tweet storm, ovvero una tempesta di tweet con l’hashtag #194nonunpassoindietro per ribadire che sull’aborto la prima e l’ultima parola spetta alle donne.

Breve analisi della mozione anti-aborto del comune di Verona

Il consiglio comunale di Verona discute una mozione antiabortista. Leggere il documento è un utile esercizio per rendersi conto dell’assurdità delle premesse

di Chiara Lalli, Filosofa e giornalista, il suo ultimo libro è “A. La verità, vi prego, sull’aborto”, da Wired del 26 luglio 2018

Leggere tutto il documento è un utile esercizio che vi consigliamo di fare: già le premesse fanno venire qualche dubbio, come l’articolo 2 dello statuto comunale che stabilisce che “la vita di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale, venga accolta e protetta in tutti i suoi aspetti”. Ci sarebbe dunque una persona fin dal concepimento, cioè dalla fusione di due gameti. È una posizione piuttosto estrema e difficilmente difendibile. È per questo che molti prolife parlano almeno di persona potenziale, che è sempre un’idea problematica ma un po’ meno ridicola.

Altrettanto poco sensata è l’espressione “morte naturale”. Sono però sintomi abbastanza tipici di una posizione molto conservatrice e, soprattutto, irrazionale e incoerente.

Ma sono le fonti usate nel testo a essere forse la parte più incredibile. La prima citata (Ilsussidiario.net) riguarda gli aborti clandestini – che in quanto clandestini non sono così facili da calcolare.

Da una stima inevitabilmente approssimativa si titola “20 MILA ABORTI ILLEGALI IN ITALIA/E’ allarme, e i medici obiettori non c’entrano nulla”. Il rimprovero alla 194 di non averli contrastati non pare una premessa razionale per condannare la legalità dell’interruzione di gravidanza (come non lo è per sostenerla).

Nella stessa premessa, d’altra parte, si accusa la 194 di aver aumentato il ricorso all’aborto volontario come strumento contraccettivo, come farebbe un commentatore qualsiasi su Twitter.

Un po’ per sentito dire, un po’ perché ci si illude di averne dimostrato l’immoralità. Se anche alcune usassero l’aborto come contraccezione, e se anche fosse immorale, sarebbe una buona ragione per vietarlo? Cosa accadrebbe a chi abortisce per altri motivi? E come potremmo accertare la vera ragione di un aborto per distinguere le donne che autorizziamo e quelle che vogliamo punire per la loro superficialità? E ancora, la risposta alla presunta malefatta è “avresti potuto pensarci prima”?

È noto, sembrano far intendere i firmatari, che si abortisce senza capire le conseguenze della propria scelta oppure per problemi facilmente aggirabili (“basta un piccolo aiuto economico”), quindi lasciate entrare i volontari prolife e tutto sarà risolto. Non ci sono soltanto gli aborti legali, ma le “uccisioni nascoste prodotte dalle pillole abortive”. Probabilmente si riferiscono alla contraccezione d’emergenza, che non è abortiva, ma con la vita dei bambini in gioco non si può mica perdere tempo a controllare ilfunzionamento di un farmaco.

Poi ci sono gli embrioni sacrificati dalle tecniche riproduttive. E su questo hanno ragione, mantenendo la folle premessa della personalità degli embrioni, perché qualunque legge che non vieta il ricorso alle tecnologie riproduttive ne sacrifica molti.

Mancano “6 milioni di bambini” che avrebbero impedito l’attuale crisi demografica. E, ovviamente, “non vengono in nessun modo pubblicizzati i dati scientifici, relativi alle conseguenze sulla salute fisica e psichica della donna dovute all’aborto”. A sostegno di questa ipotesi si rimanda a un piccolo capolavoro di terrorismo e incapacità di contestualizzare i rischi(l’aborto comporta dei rischi, come il parto, le passeggiate o il non fare niente).

Molte malformazioni possono essere curate”. Immagino parlino di patologie genetiche come la sindrome di Edwards o la distrofia muscolare di Duchenne. Non può mancare la cecità rispetto agli alti numeri di obiettori di coscienza e alle conseguenti difficoltà di accesso: ma è ovvio, se il fine è eliminare l’aborto il 70% di obiettori è pure poco.

La RU486 è considerata come l’aborto fai da te, che non sarebbe contemplato dalla 194, sostengono. Ma è falso perché è falsa la premessa. Inoltre la 194 prevede – con incredibile lungimiranza – l’aggiornamento “sull’uso delle tecniche più moderne” (articolo 15).

Chi condanna l’aborto cerca in tutti i modi di renderlo il più difficile possibile. Le fonti sono: i Centri d’aiuto per la vita, il sito dedicato alla Marcia per la vita, Libertà e persona, Il cuore in una goccia, Notizie pro vita e Basta bugie.
C’è una relazione ministeriale annuale sull’applicazione della 194 e ci sono le rilevazioni dell’Istat. Ma sono documenti un po’ asettici, mentre le fonti selezionate parlano della “natura eugenetica nella legge 194” o del suo fallimento (“anche l’aborto legale fa male alla salute delle donne”) e vogliono difendere gli embrioni perché sono persone e gli aborti sono omicidi.

La richiesta finale è di finanziare e promuovere il progetto Gemma e “Culla segreta” (è bene ricordare che esiste una legge che permette alle donne di non essere nominate nell’atto di nascita) e di “proclamare ufficialmente Verona città a favore della vita”.

Ed è un peccato. Perché è davvero difficile ammettere le premesse e gli intenti illiberali di questa mozione e dei documenti nominati. Com’è un peccato destinare risorse pubbliche a chi usa la “vita” per cancellare le scelte.

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