Cos’è la “quota 100” per le pensioni di cui parlano Lega e M5S

Cos’è la “quota 100” per le pensioni di cui parlano Lega e M5S

Proponiamo un’analisi di Achille Zasso de Il Sindacato è un’altra cosa – Opposizione Cgil, che, partendo da un articolo del Post.it, cerca di delineare quali saranno le possibili modifiche alla Legge Fornero del governo Lega M5S e cosa cambierà per i pensionati. Apriamo lo spazio ad altre analisi, in linea con gli eventi delle prossime settimane, sempre con l’idea che il sistema pensionistico debba essere retributivo, pubblico universale e in grado di garantire una vita degna a chi vi accede, compresi gli attuali giovani e chi ha forme di lavoro discontinue.

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La quota “100” è la proposta di riforma del sistema pensionistico presente nel programma del nuovo governo, e se ne sta discutendo in questi giorni

Su un articolo pubblicato da “Il Post” on line – circa la proposta di riforma del sistema pensionistico presente nel programma del governo Conti – abbiamo introdotto alcune prime interpretazioni, analisi, considerazioni e commenti e avanzato alcune critiche allo scopo di aprire un dibattito diretto a chiarire i veri contenuti della riforma ed a modificare con la discussione, la contrattazione, la mobilitazione e la lotta agli aspetti e agli indirizzi che non condividiamo e consideriamo sbagliati.

Chiediamo cortesemente a tutti gli interessati di rendere pubblico il loro punto di vista e di partecipare alla discussione e alle iniziative che verranno messe in campo.                        

Articolo de “Il Post” on line. Nel cosiddetto “contratto di governo” tra Movimento 5 Stelle e Lega, quello che dovrebbe portare avanti il governo Conte , c’è un breve punto dedicato alle pensioni: propone il superamento della legge Fornero , e l’introduzione di una cosiddetta “quota 100”. È il modo in cui, secondo questa proposta, verranno identificate le persone che hanno diritto ad andare in pensione, secondo dei criteri chiariti meglio  dall’esperto di previdenza Alberto Brambilla ieri su Repubblica. Brambilla è stato sottosegretario al Welfare nei governi Berlusconi tra il 2001 e il 2005, e ha contribuito a scrivere il programma elettorale della Lega. Secondo i giornali, si parla di lui come possibile prossimo direttore dell’INPS, l’istituto previdenziale italiano, o come dirigente al ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico.

“Il sindacato è un’altra cosa-opposizione Cgil”. Da un’intervista di Repubblica ad Alberto Brambilla sulle pensioni emergono molti punti oscuri su “Quota 100” o “Quota 41”. Il contratto dimentica di parlare di soluzioni adeguate per gli esodati, le donne, i disoccupati e altri soggetti deboli.

In compenso Brambilla ha spiegato che si potrebbero creare fondi esuberi settoriali per il personale delle aziende (che ora esistono solo nelle banche e in pochi altri settori), finanziati dalle aziende come avviene nel modello delle banche, per arrivare a pensionamenti anticipati, scaricando dai costi il settore pubblico e gestendo le eccedenze di personale che è costretto ad andare la pensione.

Brambilla ha detto che, grazie ai fondi esuberi, si potrebbe arrivare a pensionamenti anticipati senza costi per lo Stato.

Ma questo diventerebbe un ulteriore caso di finanziarizzazione delle imprese e dell’economia, attuato con la gestione dei fondi esuberi del personale delle imprese da parte delle banche e, nel contempo, un altro esempio di sottrazione di funzioni e di delegittimazione, nonché di deleteria chiusura del sistema previdenziale e pensionistico pubblico.   

Bisognerà incalzare su questo problema Di Maio, Salvini e Alberto Brambilla, se sarà sottosegretario al Ministero del Lavoro (MdL) e chi sarà il nuovo presidente della Commissione Lavoro, della Commissione Bilancio o ministro del Ministero Economia e Finanza (MEF).

A breve torneremo a lottare nei confronti di questo governo, dopo la nomina dei vice ministri e sottosegretari al MdL e al MEF e dei presidenti delle commissioni lavoro e bilancio.

“Il Post” on line. La Quota 100 è un termine che indica l’ammontare minimo che deve raggiungere la somma degli anni di età di una persona e di quelli di contributi (cioè quelli in cui si è regolarmente lavorato), perché possa accedere alla pensione.

Brambilla ha spiegato però una cosa che non c’è nel contratto: nell’idea di chi propone questa riforma è prevista un’età minima di 64 anni per la pensione.

La Quota 100, quindi, non si potrà per esempio raggiungere con 60 anni di età e 40 di contributi. Né la Quota 100 né il chiarimento di Brambilla sono decisioni ufficialmente annunciate dal governo, ma sono tutto quello che sappiamo su uno dei punti più importanti e popolari del programma del nuovo governo, e cioè la riforma delle pensioni. Lo stesso Luigi Di Maio, capo politico del M5S e ministro del Lavoro, ha ribadito la volontà di applicare la Quota 100 in una diretta Facebook, pochi giorni fa.

“Il sindacato è un’altra cosa-opposizione Cgil”. Nell’intervista di Repubblica, Alberto Brambilla ha rivelato una cosa che non è scritta nel contratto. Nell’idea di chi propone questa riforma è prevista un’età minima di 64 anni per la pensione.

La Quota 100 non è raggiungibile con 60 anni di età e 40 di contributi.

Quota 100 ripete le stessa ingiustizia della Legge Fornero, quella secondo cui l’età pensionabile non deve dipendere dalla gravosità del lavoro.

Ci sono professioni in cui non c’è nessun problema ad arrivare a 67 anni.

Per altri lavoratori che fanno lavori usuranti è massacrante e diventa un modo per far fuori prima la parte anziana della classe lavoratrice.

Quota 100 rischia di essere una soluzione negativa e deludente, machiavellismo opportunistico e inganno agli elettori.

Se con Quota 100, la possibilità di andare in pensione inizia da 64 anni di età (ma il nostro punto di vista in proposito è fortemente negativo), questa scelta rappresenta una penalizzazione per chi svolge attività gravose perché questi lavoratori e queste lavoratrici potrebbero andare in pensione a 63 anni con Quota 99 (63 più 36 di contributi).

Chi è disoccupato o ha un familiare disabile a carico deve pagare 30 anni di contributi (Quota 93, 63 anni di età + 30 anni di contributi) e per le donne c’è uno sconto di un anno per ogni figlio (massimo 2 anni), che porta i contributi necessari a 28 anni (Quota 91, 63 di età + 28 anni di contributi).

E allora, qual è il miglioramento portato da Quota 100 rispetto alla situazione esistente? Non esiste, perché Quota 100 non è raggiungibile con 60 anni di anzianità e 40 di contributi, in quanto si usa l’inganno di introdurre il vincolo di 64 anni minimi per andare in pensione.       

Alberto Brambilla, esperto di previdenza e già sottosegretario al Welfare nei governi Berlusconi tra 2001 e 2005, potrebbe essere chiamato a mettere le mani sulle pensioni dei lavoratori e dei cittadini del Paese Italia. Oppure al vertice dell’Inps.

“Mi hanno contattato, sono pronto a fare la mia parte” ha detto.

“Conosco da molti anni Matteo Salvini. Ho contribuito a scrivere il suo programma elettorale, nella parte previdenziale. Però certo sono stato contattato”.

E dopo averlo scritto nel programma elettorale leghista, dice che vorrebbe adesso abolire la legge Fornero.

Ma per come la propongono – secondo il giudizio dei critici, dei contrari e degli oppositori – non è un’abolizione, è una palla, per gli illusi che hanno votato.

Il “Sindacato è un’altra cosa-opposizione Cgil” nel suo documento alternativo per il XVIII congresso Cgil per superare davvero la legge Fornero ha proposto Quota 100 con 60 anni anagrafici di età e 40 di contributi.

“Il Post” on line. Il “contratto di governo” prevede anche la possibilità di andare in pensione con 41 anni e mezzo di contributi, una formula definita Quota 41: secondo quanto ha spiegato Brambilla, questa opzione è indipendente dall’età del lavoratore, e prevede un massimo di «2-3 anni di contributi figurativi», cioè quelli accreditati nonostante un periodo di interruzione o riduzione dell’attività lavorativa.

“Il Sindacato è un’altra cosa-opposizione Cgil”. Da più parti sono state sollevate obiezioni e perplessità sul piano di riforma delle pensioni comune a Lega e Movimento 5 Stelle.

Sia nel corso della campagna elettorale che al momento della presentazione del contratto di governo, al cui interno è contenuta la volontà di superare la legge Fornero, se non si specificano i requisiti si fa ancora campagna elettorale.

Nel contratto, tra l’altro, l’unico dato citato per l’abolizione degli squilibri provocati dalla riforma delle pensioni Fornero è – secondo le stime della Lega e M5S – di 5 miliardi, mentre secondo Tito Boeri, presidente Inps, per applicare una Quota 100 senza un’età minima servirebbero 20 miliardi di euro all’anno.

E non è nemmeno specificato se 5 miliardi si riferiscano alle risorse da stanziare ogni anno o “una tantum”.

“Perché non si conosce la proposta. L’idea è di mandare in pensione chi ha almeno 64 anni con 36 di contributi. Oppure 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età e non più di 2-3 anni di contributi figurativi, per escludere chi è stato in cassa integrazione per 10 anni, ad esempio”, ha detto Alberto Brambilla.

“Appena Boeri avrà il precedente che lo autorizza a toccare i diritti acquisiti assisteremo al fatto che ri-conteggeranno tutte le pensioni da retributive a contributive.

Sarà il più grande furto nei confronti delle famiglie italiane e dei tanti pensionati che consentono ai nipoti di sopravvivere e studiare (Alfio Nicotra)”.

 “Il Post” on line”. Secondo Brambilla, in questo modo si supererebbe la parte della legge Fornero che prevede i 67 anni minimi per andare in pensione, dal 2019.

Il Sole 24 Ore dice  in ogni caso che la riforma delle pensioni non si potrà probabilmente fare prima dell’autunno. Nel “contratto di governo”, M5S e Lega hanno anche scritto di voler prorogare la Opzione Donna, che permette alle lavoratrici con 57-58 anni di età e almeno 35 di contributi di andare in pensione. In questo caso, l’assegno di pensione sarà però calcolato interamente con il sistema contributivo, e non in parte contributivo e in parte retributivo.

“Il sindacato è un’altra cosa-opposizione Cgil”. Preoccupazioni rispetto alle ipotesi di una prossima riforma delle pensioni vengono manifestate da molti in particolare per la proroga dell’Opzione Donna con un incremento del requisito contributivo richiesto di uno o due anni per cui si arriva a 37 anni di contributi.

“Di Maio, nuovo Superministro del Superministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico ha conoscenza delle problematiche che le donne hanno rispetto al raggiungimento dei requisiti, specie quelli contributivi, necessari a giungere alla quiescenza? Ha idea il Ministro dei buchi contributivi che si creano per le lavoratrici a causa della discontinuità lavorativa cui, da sempre, sono soggette? E dunque… per aiutarle …che cosa fa? Per una possibile misura ne alza il requisito, così tout court?”, si chiede Orietta Armiliato sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social.

“Il Post”on line. Brambilla ha parlato anche di un’altra misura, che prevedrebbe l’abolizione dell’APE  sociale, cioè un meccanismo che permette ai lavoratori di alcune categorie svantaggiate di andare in pensione a meno di 64 anni (invalidi, addetti a lavori usuranti, persone che devono assistere un convivente). Secondo Brambilla, l’APE sociale pesa troppo sui conti pubblici ed è «molto discrezionale», e sarebbe meglio sostituirla con dei fondi speciali di categoria. Nel contratto, però, si dice che verrà invece tenuto conto nel calcolo dell’età per cui si può andare in pensione «dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti». Non è quindi chiaro se il governo condivida la posizione di Brambilla.

“Il Sindacato è un’altra cosa-opposizione Cgil”. L’APE sociale (anticipo pensionistico), unico istituto a malapena e stentatamente favorevole ai lavoratori e alle lavoratrici conquistato nella trattativa sindacati-governo dell’autunno 2016, viene abolita. Vengono esclusi dai benefici relativi i disoccupati; i soggetti che da almeno 6 mesi assistono il coniuge, colui che è unito civilmente o assiste un genitore o figlio con handicap grave; gli invalidi civili con invalidità pari o superiore al 74%; i dipendenti che svolgono o abbiano svolto da almeno 6 anni in via continuativa una delle seguenti attività: operai industria estrattiva; edilizia e manutenzione edifici; conduttori di gru o di macchinari per la perforazione; conciatori di pelli; conduttori convogli ferroviari; conduttori mezzi pesanti e camion; personale infermieristico con turni; addetti ai non autosufficienti; insegnanti infanzia e asili nido; facchini spostamento merci; personale addetto pulizie; operatori ecologici e dei rifiuti.

Queste 15 categorie di lavoratori che svolgono attività gravose hanno ottenuto il blocco dell’aggancio dell’età della pensione all’aspettativa di vita, niente affatto risolutivo del problema della gravosità del lavoro.

Eliminare l’APE sociale significa togliere un istituto discutibile e controverso ottenuto nell’ultima disastrosa trattativa sulle pensioni tra governo e sindacati.

Invece, mantengono in vita l’APE volontaria che prevede forti penalizzazioni; è costosissima e svantaggiosissima per i lavoratori e le lavoratrici e in pratica rimane inapplicata.

Si guardano bene da togliere l’aumento automatico dell’età pensionabile in base all’aspettativa di vita, votata dal centro-destra con la legge Sacconi.

Come si posiziona su quest’ultima questione il Movimento 5 Stelle?

Stiamo a vedere – ma non è affatto detto – che sia la volta buona per la pluridecennale rivendicazione della separazione della previdenza dall’assistenza. Come non è detto – staremo a vedere – che il governo attui un inasprimento dei controlli sui fondi elargiti su assistenza (110 miliardi).

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