Germania: il sindacato IG Metall comincia la lotta per la settimana lavorativa di 28 ore

L’IG Metall (sindacato dei metalmeccanici tedeschi) ha presentato le richieste per il rinnovo dei contratti di lavoro che riguardano circa 3,9 milioni di lavoratori dei metalmeccanici e addetti all’industria elettrica: chiede un aumento delle retribuzioni del 6 per cento, ma anche una riduzione, su richiesta individuale, delle ore di lavoro settimanali fino a 28 ore settimanali per un periodo di 24 mesi.

E’ una delle richieste più scottanti messe sul tavolo della trattativa per il nuovo contratto di lavoro dell’industria automobilistica. La riduzione dell’orario potrebbe essere richiesta da chi deve assistere anziani e bambini. Il primo sciopero si è già svolto alla Porsche. I datori di lavoro hanno già detto no, ma la Ig Metall è pronta a intensificare la lotta

di Barbara Ardù, da repubblica.it dell’8 gennaio 2018

Sta cambiando tutto nel mondo del lavoro. Ma in attesa che l’industria 4.0 entri prepotentemente nelle fabbriche e negli uffici, gli operai tedeschi, forti di un tasso di disoccupazione tra i più bassi, danno il via a uno sciopero duro e significativo. Chiedono non solo un aumento contrattuale, ma anche una diminuazione dell’orario di lavoro a 28 ore settimanali, anche se solo su base volontaria. Una soglia innovativa, se si pensa alle lunghe discussioni innescate dalle famose 35 ore ormai acquisite e dal dibattito, mai sopito, sul “lavorare meno lavorare tutti”. Guidati dal potente sindacato dei metalmeccanici tedeschi, Ig Metall, il più grande a livello europeo, l’astensione dal lavoro si annuncia come una delle battaglie più dure degli ultimi anni in Germania. La prima puntata è già andata in onda il 4 gennaio, quando si sono fermati i lavoratori della Porche nello stabilimento di Zuffenhausen.

Perché la strategia di Ig Metall prevede un aumento progressivo della pressione sindacale, con lo stop del lavoro in aziende scelte a macchia di leopardo sul territorio, nel Nordreno Vestfalia ad Ovest, nel Baden-Württemberg a Sud, nel Brandeburgo e a Berlino ad Est. I primi scioperi di avvertimento sono già iniziati la settimana scorsa in una fabbrica simbolo. Sono “scioperi di avvertimento”, con i lavoratori che incrociano le braccia per qualche ora davanti ai cancelli delle fabbriche o nelle piazze cittadine, una prassi del processo negoziale per il contratto collettivo in Germania.

L’Ig Metall, che siede nei consigli di amministrazione delle aziende, chiede per i 3,9 milioni di lavoratori del settore, un aumento salariale del 6%, mentre la Gesamtmetall, la federazione tedesca degli imprenditori, offre il 2%. Di mezzo ci sono ben 4 punti. Tutto nella prassi, con l’accordo che si troverà verosimilmente nel mezzo. Ma non è l’entità dell’aumento a sollevare i problemi questa volta. A pesare sul tavolo sarà la seconda richiesta, quella della riduzione dell’orario di lavoro settimanale da 35 a 28 ore. Una richiesta che potrebbe essere avanzata per chi ha bambini da assistere o anziani in famiglia. E a compensare una parte del mancato guadagno dell’operaio, questa la richiesta della Ig Metall, sarà il datore di lavoro. La settimana di 28 ore però potrà avere una durata massima di due anni, ma al rientro il lavoratore dovrebbe essere reintegrato a orario pieno e garantito. Una richiesta già rigettata dalla Gesamtmetall. Ma sulla quale l’Ig Metall non molla. “Se i datori di lavoro non riesamineranno la loro posizione entro la fine di gennaio, prenderemo in considerazione la possibilità di ricorrere a scioperi di 24 ore o di votare per scioperi in tutto il paese”, ha dichiarato Jörg Hofmann, leader dell’IG Metall. Con i suoi 2,3 milioni di iscritti, Ig metall, rappresenta gli interessi di tutti i lavoratori dell’industria metallurgica, elettronica, automobilistica e tessile (Siemens, Thyssenkrupp, Volkswagen, Daimler e Porsche). Ma il contratto del comparto automobilistico, solitamente è quello che detta le regole per i rinnovi negli altri settori.

 

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