Honeywell chiude la fabbrica di Atessa e licenzia 420 lavoratori

Esprimiamo solidarietà ai 420 lavoratori/trici dello stabilimento della Honeywell di Atessa, che nonostante una lunga resistenza con 60 giorni di sciopero e presidio, saranno messi in mobilità ad aprile 2018. Dopo anni in cui ai lavoratori si sono chiesti sacrifici in nome del mantenimento dell’occupazione, adesso la multinazionale ha deciso di chiudere ad Atessa per puntare sulla sede di Prešov, in Slovacchia, nell’ottica di una riduzione dei costi. Non siamo in presenza di una crisi aziendale, anzi i profitti della multinazionale sono buoni e stabili sia a livello dello stabilimento in questione che a livello globale.
La realtà è che come molte altre multinazionali, anche la Honeywell ha fatto incetta di sgravi fiscali e finanziamenti statali per mantenere l’occupazione finché le è convenuto.  Ancora una volta abbiamo dimostrazione che l’interesse del padrone non è quello dei suoi lavoratori e che la lotta di classe è all’ordine del giorno!

di Fabio Savelli, da Il Corriere della Sera del 15 novembre 2017

Scelta unilaterale da parte dell’azienda, mobilità a partire da aprile 2018. Bentivogli (Fim Cisl) all’attacco: «Chiediamo un immediato intervento del governo». La fabbrica in provincia di Chieti produce turbo diesel. Il Mise: «Decisione grave»

«Sovracapacità». La sentenza, netta, arriva dai vertici della multinazionale americana Honeywell. Che ad Atessa (Chieti) produce turbocompressori per i motori diesel. I manager dell’azienda, dopo l’incontro con il governo al ministero dello Sviluppo, hanno comunicato lo stop alla produzione da aprile 2018 per uno stabilimento fiore all’occhiello per la qualità dei turbodiesel. La decisione provocherà — nel caso non si ricomponga la vertenza — la messa in mobilità di 420 lavoratori, ora in solidarietà, con redditi già decurtati.

Una «decisione grave», dice il titolare dello Sviluppo Carlo Calenda. Non del tutto inattesa se appena due settimane fa Marco Bentivogli, segretario Fim Cisl — chiamato a mediare con i lavoratori in sciopero spontaneo — non era riuscito a persuaderli di tornare a lavoro. Una fonte racconta che a luglio qualcuno ha sentito un top manager di Honeywell dire apertamente che dagli Stati Uniti avevano deciso di lasciare Atessa per puntare sull’impianto di Prešov, in Slovacchia. Motivare questa scelta con la semplice volontà di delocalizzare rischia di essere fuorviante. In una nota l’azienda dice di essere costretta a chiudere perché «da diversi anni si trova ad affrontare problemi di sovraccapacità a causa del declino dei motori diesel».

Non sfuggirà la levata di scudi nei confronti dei motori diesel, ritenuti più inquinanti e oggetto di indagini da parte delle authority. La Volkswagen è stata travolta dal dieselgate ed è stata costretta al pagamento di una multa da capogiro per aver utilizzato software di manipolazione delle emissioni. E anche Fiat-Chrysler, cliente di Honeywell, è nel mirino negli Stati Uniti e in Europa. Colpisce però che si decida di chiudere proprio qui. In un sito «con alti livelli di produttività», segnala Bentivogli. Martedì 21 al Mise il primo tavolo di confronto tra azienda e sindacati. Non sono serviti finora gli incentivi (promessi) dalla regione Abruzzo e il tentativo di coinvolgere Invitalia. Gli americani vogliono andare via. Ad Atessa sarebbe un dramma.

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