Sentenza sui ricorsi per la rivalutazione delle pensioni: il 24 ottobre presidio del CoNUP

Martedì 24 ottobre 2017 dalle ore 10 alle 14
Presidio a Roma in P.zza SS. Apostoli

 

Il presidio è organizzato dal CONUP  (COORDINAMENTO NAZIONALE UNITARIO PENSIONATI DI OGGI E DI DOMANI) in occasione della sentenza che sarà emessa dalla Corte Costituzionale sui ricorsi per la rivalutazione delle pensioni.

  • per la tutela delle pensioni di oggi e di domani;
  • per la perequazione contro le leggi incostituzionali che abbassano il potere d’acquisto dei pensionati; 
  • per la difesa del sistema previdenziale pubblico e la separazione tra previdenza ed assistenza.

Le iniziative e le manifestazioni organizzate nella giornata rappresentano un momento della mobilitazione che il CONUP conduce per ripristinare la rivalutazione pensionistica esistente prima del decreto “Salva Italia” del governo Monti-Fornero e del decreto 65/2015 del governo Renzi; quindi per abolire il blocco integrale o la contrazione e la demolizione delle rivalutazioni e, inoltre, per conquistare un sistema pensionistico che non imponga ai giovani alla fine della vita lavorativa pensioni da fame, negando loro un futuro in questo paese. 

Il 24 ottobre 2017 la Corte Costituzionale, sotto la pressione dei numerosissimi ricorsi presentati dai pensionati, discuterà ed emetterà sentenza sull’incostituzionalità ( sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale), del decreto-legge “Salva Italia” del governo Monti-Fornero che prevedeva il blocco integrale della rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo. Sotto accusa è anche il decreto-legge 65/2015 del governo Renzi che ha previsto un’irrisoria rivalutazione delle pensioni da tre volte a sei volte il minimo e ha dato una manciata di spiccioli per gli arretrati ai pensionati.

Nella sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale era scritto: “il diritto costituzionalmente fondato ad una prestazione previdenziale adeguata risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio” . Tale diritto “deriva dall’interesse dei pensionati alla conservazione del potere d’acquisto delle somme percepite, in particolare da parte dei titolari di trattamenti previdenziali modesti”. Si tratta di un diritto costituzionalmente riconosciuto e fondato sull’art. 38 della Costituzione .

La Corte con la sentenza 70/2015 ha disposto il ripristino delle prestazioni pensionistiche negate. Dopo quella sentenza una canea di reazioni è stata scatenata sulla divisione dei poteri dello Stato e sulla costruzione del nostro ordinamento giuridico. Le reazioni sono partite dal fatto che la Corte non avrebbe tenuto conto del nuovo articolo 81 della Costituzione che recepisce il principio del pareggio di bilancio e lo impone. Per noi l’art. 81 è un cuneo pericolosissimo inserito nella Costituzione che mina l’esigibilità dei diritti che la Costituzione garantisce.

Molti giuristi e costituzionalisti hanno detto che è “abnorme e inaccettabile che il principio di pareggio di bilancio debba prevalere su ogni diritto dei cittadini costituzionalmente garantito”. Il pareggio di bilancio colpisce salario e occupazione, aumenta la disoccupazione, rende impossibili politiche industriali che comportano l’intervento pubblico in economia.

Le disposizioni che hanno bloccato la rivalutazione delle pensioni, contrariamente alle stesse previsioni, hanno fatto arretrare l’economia e aumentare le disuguaglianze e il debito pubblico, a causa delle misure restrittive di finanza pubblica contenute in esse.

Con un’operazione sciagurata come quella attuata, compiuta ad esclusivo danno dei pensionati, il governo Renzi ha riportato l’onere complessivo del 2015 di 17,6 miliardi di euro, pari all’1,1% del PIL (risultante dall’applicazione della sentenza  70/2015) ad un onere di 2,2 miliardi pari allo 0,13% del PIL (importo iniquamente pagato ai pensionati).

La sottrazione di risorse finanziarie a danno dei pensionati è stata di 15,4 miliardi di euro che sono state destinate, secondo le dichiarazioni del governo ad altri impieghi come quelli della povertà o quello a favore dei giovani; in realtà quelle risorse sono state usate per il salvataggio delle banche e per l’aumento delle spese militari.

Un operaio metalmeccanico andato in pensione è stato stimato che ci abbia rimesso dal 2015 ad oggi circa 10.000 euro.

Un pensionato con una pensione lorda al 2012 di 1.500 euro, avrebbe avuto al 1° gennaio 2017 un aumento di 87 euro con la sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale, mentre ha avuto un aumento di 17 euro con il decreto Renzi, portando a casa un differenza in meno di 70 euro. Gli arretrati al 31 dicembre 2016 sarebbero stati 5.044 euro con la sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale, mentre sono stati 1.061 euro con il decreto Renzi, registrando una differenza in meno di 3.982 euro.

Una pensione lorda al 2012 di 1.600 euro avrebbe avuto al 1° gennaio 2017 un aumento di 93 euro con la sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale, mentre ha avuto un aumento di 19 euro con il decreto Renzi, subendo una detrazione in meno di 74 euro. Gli arretrati al 31 dicembre 2016 sarebbero stati di 5.348 euro con la sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale, mentre sono stati 1.133 euro con il decreto Renzi, con una differenza in meno di 4.214 euro.

Una pensione lorda al 2012 di 2.000 euro avrebbe avuto al 1° gennaio 2017 un aumento di 113 euro con la sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale, mentre ha avuto un aumento di 12 euro con il decreto Renzi con una riduzione in meno di 102 euro. Gli arretrati sarebbero stati di 6.553 euro con la sentenza della Corte Costituzionale, mentre sono stati 706 euro con il decreto Renzi, con una differenza in meno di 5.847 euro.

La sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale ha respinto la prevalenza del principio economico sugli altri diritti costituzionali.

 

 

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